Riassumere tutti i Sanremo della storia è impossibile. Ma possiamo dire questo: ogni edizione ha lasciato un segno. Che sia stato uno scandalo, una vittoria inattesa, una canzone diventata immortale o una stecca memorabile. È la magia di Sanremo, il Festival della Canzone Italiana, l’evento televisivo più seguito, discusso, amato e criticato del nostro Paese.
Stasera, mentre il sipario dell’Ariston si aprirà per l’ultima volta su questa edizione, milioni di italiani saranno di nuovo davanti allo schermo. Così, nel giorno della finale, vale la pena ripercorrere la storia di Sanremo come in un grande almanacco emozionale: dalle origini al Casinò alle polemiche, dai trionfi inattesi agli scandali, dalle canzoni che hanno cambiato la musica italiana alle esibizioni che hanno fatto la storia della televisione.
Le origini del Festival di Sanremo: 1951, quando tutto ebbe inizio

29 gennaio 1951: “Signore e Signori, benvenuti al Casinò di Sanremo per un’eccezionale serata organizzata dalla Rai…” Così si apre la prima edizione del Festival di Sanremo. A pronunciarla è Nunzio Filogamo, padrone di casa della primissima edizione. Non siamo ancora al Teatro Ariston, ma nel salone delle feste del Casinò di Sanremo. La televisione non è ancora entrata nelle case degli italiani: è la radio a trasmettere l’evento, ed è il pubblico radiofonico a decretarne il successo.
In gara ci sono soltanto tre interpreti, Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano, che si alternano nell’esecuzione di 20 canzoni. A vincere è Grazie dei fiori, interpretata da Nilla Pizzi.
Perché Sanremo? E perché proprio all’Ariston?
La verità è che la storia di Sanremo parte… dalla Toscana. Sì, perché prima che il Festival diventasse il simbolo della Riviera ligure, l’idea di una gara canora nazionale nacque in Versilia. Siamo nei primi mesi del 1948 quando il fondatore de “La Capannina” di Viareggio, Sergio Bernardini, ebbe un’intuizione brillante: portare nell’estate toscana i più grandi cantanti dell’epoca per attirare una clientela sempre più ampia.
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Fu lui a mettere in piedi la prima edizione di quello che venne chiamato Festival Canoro Nazionale. Il nome suonava solenne, quasi istituzionale. I soldi scarseggiavano, gli sponsor pure, ma l’entusiasmo era alle stelle: decisero di autofinanziarsi pur di partire, coinvolgendo perfino la redazione Rai di Firenze per la diretta radiofonica.
Il format era molto diverso dal Sanremo che conosciamo oggi: solo due serate e dieci cantanti in gara. Ma bastò per far parlare tutta la stampa locale. La competizione canora fu anche un escamotage intelligente per contenere i cachet degli artisti: si gareggiava, e questo giustificava compensi più contenuti.
Sembrava l’inizio di una lunga tradizione. E invece no. Dopo due edizioni di successo, la terza non vide mai la luce. I cantanti, forti della popolarità acquisita, iniziarono a chiedere ingaggi più alti. Viareggio decise di non assecondare quelle richieste. Gli sponsor, all’epoca, non erano strutturati come oggi. Il Festival della Versilia si fermò lì.
E com’è arrivato in Liguria?

Alla seconda edizione del Festival Canoro Nazionale aveva assistito un uomo destinato a cambiare la storia della musica italiana: Angelo Nizza, giornalista e direttore artistico del Casinò di Sanremo. Quando venne a sapere che la manifestazione di Viareggio non avrebbe avuto una terza edizione, all’inizio del 1950 Nizza propose di replicare l’idea a Pier Busseti, gestore del Casinò da pochi mesi. Busseti non era convintissimo: i costi lo preoccupavano. Ma Nizza insisteva. Era persuaso che un evento musicale potesse attrarre turisti anche fuori dalla stagione balneare.
E qui entra in gioco un altro protagonista inatteso della storia di Sanremo: il ciclismo. Proprio in quei mesi, infatti, un evento catalizzava l’attenzione della Riviera: la Milano-Sanremo, la grande classica che apre la stagione delle corse. Era l’epoca d’oro della rivalità tra Fausto Coppi e Gino Bartali, due miti che dividevano l’Italia tra tifoserie appassionate.
Il 18 marzo 1950, in occasione della vittoria di Bartali, migliaia di persone invasero la Riviera. Non solo appassionati di ciclismo, ma anche turisti facoltosi che approfittarono dell’evento per frequentare il Casinò. Fu un successo di pubblico e di incassi.
Quel pienone convinse definitivamente Busseti: un grande evento popolare poteva davvero funzionare a Sanremo anche in bassa stagione. Così nacque Sanremo. Dal 1951 al 1976 il Festival resta al Casinò, poi il trasferimento definitivo al Teatro Ariston, diventato negli anni sinonimo stesso di Sanremo. Solo nel 1990, per la 40ª edizione, la kermesse si sposta temporaneamente al PalaFiori.
I momenti iconici che hanno cambiato per sempre Sanremo
Se dovessimo raccontare la storia di Sanremo attraverso le sue classifiche, perderemmo il meglio. Perché il Festival non è solo un podio: è fatto di attimi sospesi, scelte coraggiose, scandali improvvisi, emozioni collettive. Momenti che, in pochi secondi, hanno riscritto il senso stesso della kermesse.
Il momento più tragico: Luigi Tenco, 1967

È il 1967 quando Luigi Tenco sale sul palco del Festival di Sanremo insieme a Dalida per presentare Ciao amore ciao. Il pubblico ascolta, la giuria vota. Il verdetto è durissimo: appena 38 preferenze su 900. Il brano viene eliminato alla prima serata.
Dopo l’esclusione, Tenco accompagna Dalida a cena. Poi rientra nella sua stanza d’albergo. Da quel momento la ricostruzione dei fatti si fa meno nitida, frammentata, affidata alle testimonianze dell’epoca. L’unica certezza è l’ora: le 2:10 di notte. È in quel momento che Dalida trova il corpo senza vita del cantautore. Tenco si è sparato, lasciando un biglietto.
Il falso pancione della Bertè, 1986

Nel 1986 Loredana Bertè sale sul palco con un finto pancione sotto un abito nero aderente. L’immagine è potentissima. In un’Italia ancora profondamente conservatrice, quel gesto viene letto come provocazione, come sfida, come atto politico. Le polemiche sono durissime, l’etichetta discografica le rescinde il contratto. Ma il Festival dimostra di essere anche il luogo dove l’arte può disturbare, far discutere, spaccare l’opinione pubblica.
E sempre nel 1986 accade qualcosa di storico: per la prima volta una donna conduce il Festival. È Loretta Goggi. Un passaggio simbolico importante, che racconta un’Italia che cambia anche attraverso il palco dell’Ariston.
Il Cavallo Pazzo di Sanremo e un tentato suicidio, 1992 e 1995
Nel 1992, durante la conduzione di Pippo Baudo, un uomo irrompe sul palco gridando che il Festival è truccato. È Mario Appiani, conosciuto come Cavallo Pazzo. Si è lanciato al centro del palco dell’Ariston al grido di “Questo Festival è truccato e lo vince Fausto Leali”. Spoiler: Leali non vinse. Per alcuni secondi il pubblico resta paralizzato. È un gesto spontaneo? È una protesta reale? O è tutto parte dello spettacolo? Ancora oggi il dubbio rimane.
Tre anni dopo, nel 1995, il dramma sembra ripetersi in modo ancora più forte. Un uomo minaccia di lanciarsi dalla galleria del teatro in diretta televisiva. Ancora una volta è Baudo a intervenire di persona, salendo verso di lui e convincendolo a scendere. L’Italia trattiene il fiato davanti allo schermo. Solo tempo dopo emergeranno dubbi sull’autenticità del gesto.
L’orchestra in rivolta, 2010
Nel 2010 il Festival di Sanremo vive uno dei momenti più clamorosi della sua storia recente. Durante la conduzione di Antonella Clerici, l’eliminazione di Malika Ayane scatena la protesta dell’orchestra.
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Non un semplice dissenso. Una vera ribellione: fischi, urla di “Vergogna!”, spartiti lanciati in aria. L’ordine impeccabile della liturgia sanremese si incrina davanti a milioni di telespettatori. Per la prima volta, chi accompagna le canzoni prende posizione contro il meccanismo di voto.
Morgan e Bugo: il caos in diretta nel 2020
Nel 2020 il Festival entra definitivamente nell’era dei meme. Sul palco salgono Morgan e Bugo. Tra i due la tensione è palpabile già dalle prove. Durante l’esibizione accade l’impensabile: Morgan cambia il testo del brano inserendo versi polemici contro il collega. Bugo si ferma, lo guarda, e abbandona il palco in diretta nazionale. L’orchestra continua per qualche secondo, poi il silenzio. Squalifica immediata.
Festival di playback, 1983 e 1984

Nel 1984 l’Ariston ospita una band leggendaria: i Queen. L’esibizione di Radio Ga Ga è in playback, come imposto dalla produzione. Freddie Mercury inizia seguendo il copione, ma a metà brano smette di fingere. Si allontana dal microfono, enfatizza i movimenti, rende evidente la finzione.
È una protesta elegante, quasi teatrale. Un gesto che ancora oggi viene ricordato come uno dei momenti più iconici della storia di Sanremo.
Anche l’anno prima, nel 1983 Vasco Rossi era salito sul palco con la sua energia ruvida e anticonvenzionale. L’esibizione è in playback, come previsto dal regolamento dell’epoca, ma lui canta sopra la base con il suo stile imperfetto e potentissimo. Poi accade qualcosa che nessuno si aspetta: prima ancora che il brano finisca del tutto, Vasco abbandona il palco e se ne va dietro le quinte mentre la musica continua.




