La Pietà Rondanini è l’ultima opera scolpita da Michelangelo Buonarroti, realizzata tra il 1552 e il 1564, pochi giorni prima della sua morte, avvenuta a Roma il 18 febbraio 1564. Alta 195 cm, è custodita dal 2015 nel Museo del Castello Sforzesco di Milano, allestito nell’antico Ospedale Spagnolo. Il nome deriva dai marchesi Rondanini, che la acquistarono nel 1744 collocandola nel loro palazzo romano. È l’unica delle cosiddette “Pietà” di Michelangelo, insieme alla Pietà Vaticana e alla Pietà Bandini, a essere rimasta incompiuta, e per questo è considerata il suo testamento spirituale. Il Castello Sforzesco, fortezza quattrocentesca voluta dagli Sforza sui resti di un precedente maniero visconteo, ospita oggi diversi musei civici, dalla Pinacoteca alla collezione di strumenti musicali.
C’è un’opera, a Milano, capace di far ammutolire anche il visitatore più distratto: la Pietà Rondanini di Michelangelo, custodita nel Castello Sforzesco. Non è la Pietà perfetta e levigata che molti si aspettano di trovare pensando all’artista rinascimentale per eccellenza: è, al contrario, un blocco di marmo segnato, incompiuto, quasi doloroso da guardare. Ed è proprio in questa imperfezione che si nasconde la sua straordinaria forza.
Pietà Rondanini, l’ultima opera di un genio ottantenne

Michelangelo iniziò a lavorare a questo gruppo scultoreo nel 1552, quando aveva già superato i settantacinque anni. Il progetto originale, testimoniato da alcuni disegni oggi conservati all’Ashmolean Museum di Oxford, era molto diverso da quello che vediamo oggi: prevedeva una Madonna e un Cristo entrambi in posizione verticale, con il corpo del figlio morto che crolla sotto il proprio peso mentre la madre tenta disperatamente di sorreggerlo. Nel corso di oltre un decennio l’artista tornò più volte sul blocco di marmo, modificandolo, scavandolo, quasi lottando con la materia: arrivò persino a trasformare un braccio scolpito in precedenza, oggi ancora visibile, staccato, accanto alla figura principale, come una traccia fantasma del primo tentativo.
Secondo le fonti dell’epoca, Vasari e Condivi in testa, Michelangelo lavorò a quest’opera fino a pochi giorni prima della morte, sopraggiunta a Roma il 18 febbraio 1564. Non è un caso che la critica la consideri il suo testamento artistico e spirituale: un uomo che, alla soglia dei novant’anni, rinuncia alla perfezione tecnica per inseguire qualcosa di più profondo, la fusione totale tra i due corpi di Cristo e Maria, quasi indistinguibili l’uno dall’altro, in un abbraccio che sembra proiettato verso l’alto, verso la resurrezione.
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Perché si chiama Rondanini
Il nome dell’opera non ha nulla a che vedere con Michelangelo, ma con la sua storia collezionistica. Nel 1744, quasi due secoli dopo la morte dello scultore, i marchesi Rondanini acquistarono l’opera e la collocarono in una nicchia della biblioteca del loro palazzo romano, in via del Corso. Vi rimase per oltre due secoli, fino al 1952, quando il Comune di Milano la acquistò e iniziò un percorso, non privo di traversie, per trovarle una collocazione degna all’interno del Castello Sforzesco. Dal 2 maggio 2015 la scultura è esposta in un allestimento pensato apposta per lei, negli spazi dell’antico Ospedale Spagnolo nel Cortile delle Armi: una sala che permette di ammirarla da ogni angolazione, isolata, quasi sospesa, esattamente come Michelangelo l’avrebbe voluta vedere.
Quante sono le Pietà di Michelangelo

Una delle domande più frequenti di chi si avvicina a quest’opera riguarda proprio il numero delle Pietà scolpite da Michelangelo nel corso della sua vita. Sono tre: la Pietà Vaticana, custodita nella Basilica di San Pietro a Roma, capolavoro giovanile di assoluta perfezione formale; la Pietà Bandini, oggi al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, che l’artista danneggiò lui stesso in un momento di furia per un difetto nel marmo; e infine la Pietà Rondanini, l’ultima, incompiuta, a Milano. Nessun’altra opera racconta meglio l’evoluzione umana e artistica di Michelangelo quanto il confronto tra queste tre sculture, distanti nel tempo quanto un’intera esistenza.

Il Castello Sforzesco: una fortezza diventata città della cultura

La Pietà Rondanini è solo una delle ragioni per visitare il Castello Sforzesco, uno dei monumenti simbolo di Milano. Costruito nel Quattrocento dagli Sforza sui resti di una precedente fortezza viscontea distrutta dalla popolazione insorta, il castello ha attraversato secoli di storia, trasformazioni e persino un lungo periodo di abbandono militare prima di essere restituito alla città a fine Ottocento, grazie anche all’intervento dell’architetto Luca Beltrami.
Oggi ospita diversi musei civici: la Pinacoteca, con opere di Bellini, Mantegna e Correggio; il Museo degli Strumenti Musicali; il Museo Egizio e Preistorico; le raccolte di arte applicata. I cortili del castello, tra cui la celebre Piazza d’Armi, sono liberamente accessibili al pubblico tutto il giorno, mentre l’ingresso ai musei, Pietà Rondanini compresa, richiede un biglietto. Chi ama i luoghi meno battuti può inoltre scoprire le Merlate panoramiche o i suggestivi Sotterranei del castello, accessibili solo con visite speciali su prenotazione: un modo diverso, quasi da esploratore, di vivere uno dei monumenti più fotografati della città.
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Un’opera da vivere in silenzio
Se dovessimo consigliare un solo modo per visitare la Pietà Rondanini, sarebbe questo: arrivateci con calma, magari a fine giornata, quando la sala è meno affollata, e prendetevi qualche minuto di silenzio davanti alla scultura prima di leggere qualsiasi pannello esplicativo. È un’opera che parla da sola, e che continua a essere oggetto di studio e reinterpretazione da parte di storici dell’arte di tutto il mondo: capire i dettagli del suo percorso, dalle prime intenzioni di Michelangelo fino all’attuale allestimento, rende la visita ancora più intensa, ed è per questo che molti scelgono di scoprirla attraverso una visita guidata dedicata.
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FAQ
Cos’è la Pietà Rondanini e dove si trova?
È l’ultima opera scolpita da Michelangelo Buonarroti, custodita al Museo del Castello Sforzesco di Milano dal 2015.
Perché si chiama Pietà Rondanini?
Prende il nome dai marchesi Rondanini, che la acquistarono nel 1744 e la esposero nel loro palazzo romano, prima che il Comune di Milano la comprasse nel 1952.
La Pietà Rondanini è davvero l’ultima opera di Michelangelo?
Sì, secondo le fonti dell’epoca l’artista vi lavorò fino a pochi giorni prima della sua morte, avvenuta a Roma il 18 febbraio 1564.
Quante sono le Pietà scolpite da Michelangelo?
Tre: la Pietà Vaticana a Roma, la Pietà Bandini a Firenze e la Pietà Rondanini a Milano, quest’ultima rimasta incompiuta.
Il Castello Sforzesco è gratis da visitare?
L’accesso ai cortili è libero e gratuito; l’ingresso ai musei civici, compresa la sala della Pietà Rondanini, richiede invece un biglietto.
Dove si trova il Castello Sforzesco a Milano?
Nel centro città, a pochi passi dal Duomo, all’inizio di corso Sempione, facilmente raggiungibile con le linee metropolitane M1 e M2, fermata Cairoli o Cadorna.




