Ogni volta che l’Italia ospita le Olimpiadi, il Paese cambia ritmo. Cambia il modo di raccontarsi, di guardarsi allo specchio, di mostrarsi al mondo. Parlare di Olimpiadi in Italia significa ripercorrere momenti che hanno segnato la storia dello sport, ma anche quella culturale, sociale e perfino urbanistica del nostro Paese.
Dalle Dolomiti di Cortina d’Ampezzo alle notti romane illuminate dalla fiaccola olimpica, fino alle Alpi piemontesi di Torino e allo sguardo già rivolto a Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi hanno lasciato in Italia tracce profonde, fatte di immagini iconiche, grandi campioni, episodi curiosi e cambiamenti duraturi.
Milano-Cortina 2026: le prossime Olimpiadi in Italia

Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 rappresentano una novità assoluta nella storia dei Giochi olimpici: per la prima volta, l’evento sarà ospitato ufficialmente da due città, simbolo di due anime diverse ma complementari dell’Italia.
La candidatura congiunta di Milano e Cortina d’Ampezzo viene presentata nel 2018 e ufficializzata nel 2019, quando il Comitato Olimpico Internazionale assegna all’Italia l’organizzazione dei Giochi del 2026. Una scelta che rompe con il modello tradizionale della “città unica” e inaugura un’Olimpiade diffusa sul territorio.
Milano sarà il cuore urbano dell’evento, sede delle cerimonie, degli sport sul ghiaccio indoor e del Villaggio Olimpico. Cortina, insieme alle altre località alpine, ospiterà le discipline sulla neve, riportando le Olimpiadi là dove in Italia tutto era cominciato.
La grande novità simbolica sarà anche il doppio braciere olimpico, uno acceso a Milano e uno a Cortina: due fiamme per raccontare un’unica storia, quella di un Paese capace di unire metropoli e montagne, innovazione e tradizione.
Cortina 1956: le prime Olimpiadi invernali in Italia

Il 26 gennaio 1956 iniziarono a Cortina d’Ampezzo le prime Olimpiadi invernali ospitate dall’Italia. Durarono undici giorni, segnando un passaggio fondamentale nella storia olimpica e nell’Italia del boom economico.
Quelle Olimpiadi furono le prime a vedere la partecipazione di una squadra sovietica e rappresentarono un debutto importante per un Paese che, pochi mesi prima, aveva ottenuto anche l’organizzazione delle Olimpiadi estive di Roma 1960.
Cortina non era una scelta casuale: aveva già ospitato i Mondiali di sci alpino nel 1932 e nel 1941 e si era candidata più volte per i Giochi invernali. Aveva ottenuto l’assegnazione per il 1944, poi annullate per la Seconda guerra mondiale, e aveva tentato senza successo anche per il 1952, andate infine a Oslo. Nel 1949 arrivò la terza candidatura, quella buona, battendo Montréal, Colorado Springs e Lake Placid.

L’ultimo tedoforo fu il pattinatore Guido Caroli, protagonista di un episodio rimasto leggendario: inciampò nel cavo di un microfono entrando nello stadio. La caduta non venne mostrata in televisione, ma la fiamma non si spense e la cerimonia proseguì senza intoppi.
Un dettaglio storico unico: per l’ultima volta nella storia delle Olimpiadi, le gare di pattinaggio di velocità si svolsero all’aperto, sul lago ghiacciato di Misurina, con le Tre Cime di Lavaredo sullo sfondo.
Dal punto di vista sportivo, l’Italia conquistò un oro e due argenti, tutti nel bob, sfruttando la conoscenza della pista di casa. Grande attesa c’era per Eugenio Monti, cortinese e futuro mito del bob, che però si fermò all’argento. Invece, l’atleta simbolo di quelle Olimpiadi fu l’austriaco Toni Sailer, la “saetta nera di Kitzbühel”, capace di vincere tutte e tre le gare di sci alpino allora in programma.
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Roma 1960: le Olimpiadi estive che fecero storia

Nel 1955, a Roma viene assegnata l’organizzazione delle Olimpiadi estive del 1960, dopo i tentativi falliti del 1908 e del 1940. È un evento che cambia il volto della Capitale e il modo di raccontare lo sport.
L’immagine simbolo di quei Giochi è senza dubbio la maratona, disputata per la prima volta di notte. Il percorso attraversa i resti dell’antica Roma, illuminati dalla fiaccola olimpica. A vincere è Abebe Bikila, atleta etiope che corre a piedi scalzi, diventando il primo campione olimpico africano e un’icona senza tempo.

Roma 1960 è anche l’Olimpiade di un giovane pugile diciannovenne: Cassius Clay, destinato a diventare leggenda con il nome di Muhammad Ali. Nonostante i tentativi successivi, quella del 1960 resta l’unica edizione dei Giochi Olimpici estivi organizzata in Italia.
Torino 2006: le Olimpiadi invernali dell’era digitale

Dal 10 al 26 febbraio 2006, l’Italia torna protagonista con le Olimpiadi invernali di Torino. La strada verso Torino era stata tutt’altro che scontata: tra sei città candidate, arrivano al ballottaggio Torino e la svizzera Sion. La città piemontese vince con 53 voti contro 36, riportando le Olimpiadi invernali in Italia dopo cinquant’anni. È un’edizione da record: 2.506 atleti, 15 discipline e 80 Comitati Olimpici Nazionali, il numero più alto mai registrato fino ad allora.
Per la prima volta partecipano ai Giochi invernali Paesi come Albania, Etiopia e Madagascar. È anche la prima Olimpiade seguita in modo massiccio sui telefoni cellulari, segnando un punto di svolta nella copertura mediatica. Infatti, il sito ufficiale registra circa 700 milioni di contatti durante le due settimane di gara, un record assoluto per l’epoca.

Torino 2006 viene ricordata anche per uno degli episodi più puri di fair play olimpico: il coach norvegese di sci di fondo Bjørnar Håkensmoen presta un bastone a Sara Renner, atleta canadese in difficoltà. Quel gesto le permette di conquistare l’argento, escludendo proprio la Norvegia dal podio.




