Menù di Natale: caschiamo sempre sui classici

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Diciamolo: ogni dicembre ci ripromettiamo solennemente che “quest’anno il menù di Natale sarà leggero, originale e senza abbuffate infinite”. Eppure, puntualmente, arriva il 23 dicembre, scatta la nostalgia delle feste di una volta… e via, si ricade nei classiconi della tradizione.

Del resto, come si fa a rinunciare ai piatti che profumano di infanzia, di famiglia e di storie tramandate da nonni e mamme? Il menù di Natale in Italia non è soltanto un insieme di ricette: è un rito. I menù natalizi regionali affondano le radici in tempi lontani, quando le famiglie approfittavano delle feste per preparare piatti più ricchi, spesso riservati ai giorni di grande celebrazione. E oggi, nonostante le mode culinarie e i tentativi di essere più “leggeri”, quei sapori continuano a tornare, portando con sé ricordi, sorrisi e la meraviglia dei preparativi condivisi.

In fondo, il bello del menù di Natale è proprio questo: non è solo cibo, è sentimento. E a Natale, si sa, siamo tutti un po’ più romantici, affamati… e inclini al bis.

E allora, se è vero che ogni regione custodisce il proprio patrimonio gastronomico natalizio, mettiamoci comodi (sì, anche con l’elastico dei pantaloni pronto) e partiamo per un viaggio tra i piatti tipici che rendono unico il menù di Natale lungo tutto lo Stivale.

Viaggio nei menù di Natale italiani

Il viaggio inizia tra le montagne, dove il Natale profuma di legna, neve fresca e piatti robusti. Qui il menù parte con la mocetta, un salume essiccato di vacca, pecora o capra aromatizzato con erbe di montagna, ginepro e aglio.
Si prosegue con il lardo con castagne cotte e caramellate nel miele, una coccola dolce-salata che sa di tradizione. E poi i crostini con fonduta e tartufo, perfetti per chi pensa che a Natale ci si possa concedere tutto… soprattutto il tartufo.

Menù di Natale con il Panettone tipico lombardo

In Lombardia, inutile fingere: il protagonista del menù di Natale è il panettone, spesso accompagnato da una crema al mascarpone generosa. Ma attenzione: in Valtellina arriva anche la bisciola, un pane dolce basso e compatto, arricchito da frutta secca. Il cugino rustico del panettone, meno fotogenico forse… ma buonissimo.

In Liguria il menù di Natale sa di olio bollente. Qui si servono gli stecchi fritti, spiedini di rigaglie di pollo con funghi freschi, besciamella e parmigiano. Dall’estremo occidente all’estremo oriente, in Friuli il menù di Natale e della Vigilia comprende piatti che riscaldano anche i più freddolosi: brovada e muset, una zuppa di rape con cotechino servita con polenta, trippa in sugo con formaggio e per finire, un dolce che è una carezza: la gubana, ripiena di noci, mandorle, uvetta, miele, vino e rum. Molto diffusa anche la Potiza, una focaccia dolce che parla di casa.

E parlando di dolci, tra i menù di Natale italiano spiccano anche le pinoccate e i torciglioni umbri, oltre all’ormai celebre Parrozzo abruzzese, soffice all’interno e ricoperto di cioccolato.

Nelle vicine Marche, un piatto storico è la pizza di Franz in brodo caldo. Creata – si racconta – in onore del generale austriaco Windisch Graetz, che difese Ancona nel 1799, ogni nonna marchigiana ha la propria versione dei vincisgrassi, con strati di pasta al forno, ragù di carni miste, parmigiano e varianti segrete che nessuno osa modificare.

Menù di Natale falsomagro siciliano

Il menù siciliano è un inno alla generosità. Il re della tavola natalizia è il falsomagro, un enorme involtino di carne che racchiude un ripieno opulento: mortadella, lardo, caciocavallo, uova sode e aromi.
Cotto al forno o in pentola, è un secondo che porta con sé un’unica promessa: non sarai tu a finirlo, sarà lui a finire te.

Crediti di Jim Holmes OH.

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