Il 7 gennaio, quando l’Italia celebra la Festa del Tricolore, Milano offre un’occasione perfetta per raccontare una delle sue più recenti trasformazioni urbane: la fermata Tricolore della M4, la blu delle metro di Milano. Il nome e il luogo creano un legame spontaneo con la ricorrenza nazionale. Da una parte la bandiera italiana, dall’altra una stazione moderna e tecnologica che rappresenta la Milano di oggi: dinamica, innovativa, proiettata verso il futuro.
La fermata Tricolore e la nascita della M4

La fermata Tricolore prende il nome da piazza del Tricolore, uno snodo elegante tra corso Monforte e corso Concordia. La piazza è dedicata alla bandiera italiana e da decenni rappresenta un punto di riferimento per i milanesi. La scelta del nome della stazione è quindi un omaggio alla storia nazionale e al tempo stesso un modo per valorizzare un’area centrale della città.

La M4, inaugurata nel 2022, è la linea più recente della Metro Milano. Si tratta di una metropolitana leggera e completamente automatizzata, progettata per collegare rapidamente il centro con l’aeroporto di Linate e, in futuro, con Segrate. Tuttavia, la blu non ha alcun interscambio con la linea M5: è la prima linea della metropolitana milanese a non intersecare tutte le altre esistenti all’epoca della sua costruzione. La costruzione della linea è stata una delle opere infrastrutturali più complesse degli ultimi anni: chilometri di tunnel scavati sotto edifici storici, tecnologie avanzate per ridurre vibrazioni e rumore, stazioni pensate per essere accessibili, luminose e sicure.
60 anni di metro a Milano
Per capire l’importanza della M4 e della fermata Tricolore, bisogna tornare al 1° novembre 1964, quando Milano inaugurò la sua prima linea metropolitana, la M1, la celebre linea rossa. Dino Buzzati, sulle pagine del Corriere della Sera, la definì “una vera meraviglia tecnica che proietta la città nel futuro”. E non esagerava.
La costruzione della prima linea fu un’impresa titanica. Impiegò, infatti, 41.000 tonnellate di cemento, 40.535 tonnellate di ferro, 3 milioni di metri cubi di terra rimossi, 52 km di binari e 900 operai, di cui cinque persero la vita.
La metro di Milano nacque come un progetto visionario, finanziato interamente dai milanesi tramite un prestito obbligazionario. Un gesto collettivo che racconta perfettamente lo spirito della città: concreta, ambiziosa, capace di credere nel futuro.

Il design delle stazioni fu affidato a Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva, che scelsero materiali innovativi come il Silipol e un’estetica essenziale, funzionale, elegante. I corrimani metallici curvati, progettati da Albini e Helg, sono diventati così iconici da essere esposti all’ADI Design Museum. La segnaletica, invece, fu opera del grande designer olandese Bob Noorda, che creò il sistema di colori e caratteri che ancora oggi è un modello internazionale. Le sue bande colorate, ripetute ogni 5 metri, e il carattere ispirato all’Helvetica sono diventati un simbolo della città.
Negli anni la rete si è ampliata. Infatti, nel 1969, a cinque anni dall’inaugurazione della rossa, si attivò la verde, M2, poi nel 1990 la gialla, M3. Negli anni 2000, invece, seguirono nel 2013 la M5, la lilla, e nel 2022 la M4, la blu. Oggi la metro di Milano conta 5 linee, 134 stazioni e quasi 112 km di tracciato, con nuovi prolungamenti già in progetto.
Curiosità sulla Metro Milano: record, design e piccoli segreti

La metro di Milano è ricca di dettagli affascinanti che spesso sfuggono ai passeggeri. In primis, la stazione più profonda è Garibaldi FS della M5, che raggiunge circa 45 metri sotto il livello stradale. La verde detiene anche il primato del tratto più lungo tra due fermate, quello tra Famagosta e Assago. Pertanto, la M2 è anche la linea più lunga con i suoi oltre 39 km di binari sopraelevati e sottoterra.
La linea più breve, invece, è la M5 lilla, con soli 13 km, ma in espansione. La curva più ampia della rete si trova sulla M1, tra Pagano e Conciliazione. Sempre la rossa vede la maggiore frequentazione di passeggeri, con la fermata più affollata, cioè Duomo.




