Delitti, congiure e tradimenti: il lato oscuro della storia milanese

Milano è teatro di alcuni dei delitti e misteri più noti della storia italiana: l’assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza nella basilica di Santo Stefano, il tradimento di Ludovico Sforza detto il Moro, che cedette il Ducato ai francesi nel 1499, la congiura contro San Carlo Borromeo nella basilica di Santa Maria della Scala, il mistero della Monaca di Monza, Marianna de Leyva, immortalata da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi. Più recentemente, la strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), la morte di Giuseppe Pinelli e l’assassinio del commissario Luigi Calabresi (1972).

Milano è una città civile, efficiente, borghese. Oppure no. Sotto la superficie ordinata di questa metropoli corre una storia fatta di assassinii nei luoghi sacri, di principi traditi dai fratelli, di attentati in piazza, di misteri mai risolti. Una storia che inizia nel Medioevo e arriva fino all’altro ieri.

Santo Stefano, 26 dicembre 1476: il duca muore in chiesa

Chiesa di Santo Stefano a Milano

Era il giorno di Santo Stefano. Galeazzo Maria Sforza, quinto duca di Milano, si recò come ogni anno alla messa solenne nella basilica di Santo Stefano in Brolo, in pieno centro città. Era un uomo a cui non mancavano nemici: crudele, arrogante, lussuoso fino allo scandalo, aveva accumulato rancori in ogni strato della società milanese.

Ad attenderlo c’erano tre congiurati: Giovanni Andrea Lampugnani, Girolamo Olgiati e Carlo Visconti. Quando il duca entrò, Lampugnani si inginocchiò davanti a lui come in segno di omaggio. Poi si alzò di scatto e lo colpì con un pugnale all’inguine, recidendo l’arteria femorale. Olgiati e Visconti si gettarono sul duca contemporaneamente. Galeazzo cadde morto in pochi secondi, a trentadue anni. I moventi? Ufficialmente, la tirannia del duca e il desiderio di libertà per Milano. In realtà, c’era forse la mano del re di Francia. Il mistero non fu mai del tutto chiarito.

Lampugnani non riuscì a fuggire: rimase impigliato nelle vesti sacre della chiesa e fu ucciso sul posto. Il suo corpo fu poi trascinato per le strade dalla folla. Olgiati fu catturato e giustiziato tre settimane dopo con una lentezza atroce, pronunciando fino alla fine una frase in latino che si traduce più o meno così: “Il dolore è breve, la gloria è eterna”.

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Ludovico il Moro: il tradimento che aprì le porte all’invasione

Ludovico Sforza è rimasto nella storia con il soprannome de “il Moro”. Perché “il Moro”? Non per la carnagione scura come si è detto a lungo, ma probabilmente per via del moro (gelso) nel suo stemma personale, una pianta che produceva seta, simbolo di ricchezza e intelligenza.

Ludovico il moro al Cenacolo di Leonardo

Era uno degli uomini più brillanti del suo tempo, mecenate straordinario (a lui si deve l’ingaggio di Leonardo da Vinci), politico consumato, capace di tenere a bada le potenze europee con abilità diplomatica straordinaria. Eppure la sua storia finì come quella di molti uomini troppo sicuri di sé.

Nel 1499, convinto di poter controllare il re di Francia Luigi XII come aveva controllato tutti gli altri, Ludovico aprì le porte del Ducato di Milano all’esercito francese. Un errore di calcolo fatale. I francesi presero Milano, e Ludovico, dopo un breve tentativo di riconquista, fu catturato nel 1500 e portato prigioniero in Francia, dove morì nel castello di Loches nel 1508.

Il tradimento non fu solo politico: fu anche personale. Molti dei suoi alleati lo abbandonarono, molti che aveva creduto fedeli lo vendettero. La caduta del Moro chiuse l’età d’oro del Rinascimento milanese e aprì un secolo di dominazione straniera.

L’attentato a San Carlo Borromeo: una pallottola in chiesa

Statua di San Carlo Borromeo

San Carlo Borromeo è il patrono di Milano, il grande vescovo riformatore che nel Cinquecento combatté la corruzione della Chiesa e portò avanti il Concilio di Trento con inflessibile determinazione. Era amatissimo dai poveri, odiato dai potenti.

Nel 1569, mentre celebrava la messa nella basilica di Santa Maria della Scala, un sicario di nome Girolamo Farina, appartenente all’ordine religioso degli Umiliati, che il vescovo stava cercando di riformare, gli sparò alle spalle con un archibugio. Per miracolo (o per fortuna della traiettoria), la palla rimase schiacciata contro il saio senza penetrare. San Carlo Borromeo si girò, completò la messa, e sopravvisse.

Farina fu catturato, torturato e giustiziato. L’ordine degli Umiliati fu sciolto. San Carlo Borromeo continuò la sua opera fino alla morte nel 1584, a quarantasei anni, stroncato dall’estenuante lavoro. La storia della palla che non uccise è ancora raccontata come uno dei miracoli del santo.

La Monaca di Monza: scandalo, seduzione e prigionia

Facciata di Palazzo Marino, dove venne nascosta la monaca di monza

Il suo vero nome era Marianna de Leyva, ma Alessandro Manzoni l’ha resa immortale come la Monaca di Monza nei Promessi Sposi. La storia vera è, se possibile, ancora più drammatica del romanzo. Manzoni, infatti, nelle note al romanzo, scrisse che aveva dovuto “smorzare i colori” rispetto alla realtà. Significa che la storia vera era ancora più torbida di quella che ha raccontato.

Figlia di un nobile spagnolo, Marianna fu costretta a prendere i voti in giovanissima età perché la famiglia non poteva permettersi la sua dote. Divenne badessa nel convento di Santa Margherita a Monza, ma intrecciò una relazione con il nobile Gian Paolo Osio, che per proteggerla e nascondere la loro relazione arrivò a commettere diversi delitti, tra cui l’omicidio di una suora che sapeva troppo.

Quando lo scandalo esplose, Marianna fu condannata a una reclusione durissima: fu murata in una cella del convento per quattordici anni, con una sola finestra piccola per il cibo. Uscì nel 1622, a cinquantasei anni, e trascorse gli ultimi anni della sua vita in penitenza. Morì nel 1650.

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Piazza Fontana, 12 dicembre 1969: il giorno in cui Milano cambiò

Strage di piazza fontana alla banca nazionale dell'agricoltura il 12 dicembre 1969

Saltiamo cinque secoli. È il 12 dicembre 1969, sono le 16:37. Nella sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in Piazza Fontana, esplode una bomba. Diciassette morti, ottantotto feriti. È la prima strage dell’era del terrorismo italiano, l’inizio di quello che verrà chiamato “la strategia della tensione”.

Tre giorni dopo, il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli muore precipitando dal quarto piano della Questura di Milano durante un interrogatorio. La versione ufficiale parla di malore e caduta accidentale. Molti non ci credono allora, e molti non ci credono ancora oggi.

Due anni dopo, il commissario Luigi Calabresi, che era presente durante quegli interrogatori e che era diventato il bersaglio preferito della sinistra extraparlamentare, viene ucciso a colpi di pistola davanti a casa sua, in via Cherubini. Era il 17 maggio 1972.

La strage di Piazza Fontana è rimasta per decenni avvolta nel mistero e nelle deviazioni giudiziarie. I processi si sono susseguiti per trent’anni. I condannati ci sono stati, i mandanti molto meno chiari. Milano porta ancora questa ferita.

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Come rivivere la storia oscura di Milano oggi

Non tutte queste storie si trovano nei libri di scuola. Alcune si scoprono camminando per la città, riconoscendo una chiesa, una piazza, un palazzo. Ad Artem propone percorsi che portano i visitatori dentro la storia milanese ufficiale e nascosta attraverso tour esperienziali che mescolano documenti, aneddoti, giochi e narrative coinvolgenti.

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Delitti e congiure a Milano – FAQ

Qual è stato uno dei delitti più celebri della storia di Milano?

L’assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza nella basilica di Santo Stefano nel 1476 è uno degli episodi più noti della storia milanese.

Chi era Ludovico il Moro?

Fu duca di Milano, mecenate di Leonardo da Vinci e protagonista della politica rinascimentale italiana fino alla conquista francese del Ducato.

Cosa accadde a San Carlo Borromeo nel 1569?

Subì un attentato durante una funzione religiosa ma sopravvisse all’attacco, episodio poi considerato miracoloso.

Chi era la vera Monaca di Monza?

Marianna de Leyva, nobildonna costretta alla vita monastica e protagonista di una vicenda reale che ispirò Alessandro Manzoni.

Perché Piazza Fontana è un luogo simbolico per Milano?

La strage del 12 dicembre 1969 segnò l’inizio della stagione del terrorismo e della strategia della tensione in Italia.

Quali misteri storici sono legati a Milano?

Dalla morte di Giuseppe Pinelli ai complotti rinascimentali, Milano custodisce numerosi episodi ancora discussi da storici e studiosi.

Esistono tour dedicati alla Milano misteriosa?

Sì, diversi percorsi guidati approfondiscono delitti, congiure, sotterranei e vicende oscure della storia cittadina.

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