C’è un momento preciso, all’inizio della Divina Commedia, in cui tutto comincia. È notte, e un uomo si ritrova smarrito in una selva oscura, senza più punti di riferimento. Quel momento segna l’inizio di uno dei viaggi più famosi della storia della letteratura.
Secondo la tradizione, quella notte è tra il 24 e il 25 marzo del 1300. Ed è proprio per questo che oggi, ogni anno, il 25 marzo si celebra il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Una ricorrenza che non è solo un omaggio al passato, ma un’occasione per riscoprire Dante in modo vivo, tra eventi, letture e esperienze che lo rendono ancora sorprendentemente attuale.
Il Dantedì: una data simbolica che segna l’inizio del viaggio
Il Dantedì nasce da un’idea relativamente recente, ma affonda le sue radici in una delle intuizioni più affascinanti legate alla Commedia: quella di poter collocare nel tempo il viaggio di Dante.
La più bella vetrata dedicata a Dante e alla sua Divina commedia alla Pinacoteca Ambrosiana
Nel 2017, il giornalista Paolo Di Stefano propose sul Corriere della Sera di dedicare a Dante una giornata nazionale, ispirandosi al Bloomsday, la celebrazione mondiale dedicata a James Joyce. La scelta del 25 marzo non è casuale. Oltre a essere una data carica di significati nella tradizione medievale, è il giorno in cui, secondo molti studiosi, Dante immagina di iniziare il suo viaggio nell’aldilà.
Prima del poeta: la vita inquieta di Dante

Oggi lo chiamiamo il “Sommo Poeta”, ma Dante Alighieri fu prima di tutto un uomo del suo tempo. E il suo tempo era tutt’altro che tranquillo.
Nato a Firenze nel 1265, Dante cresce in una città attraversata da tensioni politiche, lotte tra fazioni e continui cambi di potere. Partecipa attivamente alla vita pubblica, ricopre incarichi politici e, come molti cittadini del suo tempo, prende parte anche alla guerra. Poi, improvvisamente, tutto cambia.
Nel 1302 viene condannato all’esilio. Non tornerà mai più a Firenze. Costretto a lasciare la sua città, Dante inizia una lunga peregrinazione tra le corti italiane. Ed è proprio in questo periodo di lontananza, di instabilità e di ricerca, che prende forma il suo capolavoro. Morirà a Ravenna nel 1321, lontano dalla sua Firenze, ma già circondato da una fama che continuerà a crescere nei secoli.
Da via Dante al Castello Sforzesco: sulle tracce del sommo poeta in città
La lingua di Dante: quando il volgare diventa poesia
Per capire davvero perché celebriamo il Dantedì, bisogna soffermarsi su una scelta che all’epoca era quasi rivoluzionaria. Dante decide di scrivere la Divina Commedia non in latino, la lingua della cultura ufficiale, ma in volgare fiorentino: la lingua parlata ogni giorno dalle persone comuni.
È una scelta che cambia tutto. Quella lingua, considerata fino a poco prima inadatta alla letteratura, nelle sue mani diventa precisa, potente, capace di raccontare l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso con una forza mai vista prima. Secoli dopo, sarà proprio su quella lingua che si costruirà l’italiano moderno. Per questo Dante viene affiancato a Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, i padri della nostra tradizione letteraria, ma anche della lingua italiana.
Beatrice: l’amore che diventa guida

In mezzo alla complessità della vita politica e dell’esilio, c’è una figura che attraversa tutta l’opera di Dante con una forza sorprendente: Beatrice.
Beatrice Portinari appare per la prima volta nella Vita Nuova, l’opera giovanile in cui Dante racconta il suo amore in forma quasi autobiografica, tra poesia e prosa. Il primo incontro a soli nove anni, lo stesso che porta alla scrittura di uno dei testi più celebri della Vita Nuova, il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare.
Qui Beatrice viene descritta come una presenza capace di trasformare tutto ciò che la circonda. Non è solo una donna amata: è una figura che eleva, che ispira, che cambia lo sguardo di chi la incontra. Quando arriviamo alla Divina Commedia, Beatrice non è più soltanto un ricordo o un ideale poetico.
Beatrice diventa guida, presenza decisiva nel viaggio di Dante. Sarà lei ad accompagnarlo nel Paradiso, prendendo il posto di Virgilio e conducendolo verso la comprensione più alta, fino a San Bernardo che scorterà il poeta fino alla visione somma.
La Divina Commedia: un viaggio che attraversa il tempo
Quando si parla di Dantedì, tutto ruota inevitabilmente attorno alla Divina Commedia. Ma ridurla a un semplice poema sarebbe limitante. È un viaggio, prima di tutto. Un viaggio attraverso mondi diversi, popolati da anime, creature mitologiche e personaggi storici.
La più bella vetrata dedicata a Dante e alla sua Divina commedia alla Pinacoteca Ambrosiana
Dante attraversa l’Inferno, dove incontra peccatori e dannati; sale il Purgatorio, dove le anime si purificano; e infine raggiunge il Paradiso, dove tutto si compie. Eppure, al di là della struttura, ciò che rende la Commedia ancora così potente è altro: ogni incontro, ogni dialogo, ogni punizione parla di qualcosa che riconosciamo ancora oggi. È per questo che, dopo più di 700 anni, continuiamo a leggerla.
Dantedì 2026 a Milano: gli eventi del 25 marzo
Il Dantedì non è solo una ricorrenza, ma un’esperienza da vivere. E Milano, anche quest’anno, offre occasioni speciali per farlo. Nel cuore della città, la Cappella Portinari, all’interno della Basilica di Sant’Eustorgio, ospita “Salire a le stelle”.
Non è una semplice lettura, ma un dialogo tra musica e poesia. Le voci del Coro ViaDelCanto, diretto da Elena Casella, si intrecciano con le letture di Giulia Gaudenzi, dando vita a un racconto che mette al centro le figure femminili della Commedia.
Ravenna: dove Dante continua a essere celebrato

Se Milano propone esperienze immersive, Ravenna resta il luogo dove il Dantedì assume un significato ancora più profondo. Qui si trova la tomba di Dante, e ogni anno la città si trasforma in un grande palcoscenico dedicato alla sua opera.
La giornata inizia davanti al sepolcro, nella cosiddetta Zona del Silenzio, con la lettura del XIII canto dell’Inferno. Poi, per tutta la giornata, si susseguono visite guidate, iniziative per le scuole, percorsi nei luoghi danteschi. E quando arriva la sera, la Commedia continua a vivere attraverso “L’ora che volge il disio”, una lettura perpetua che sembra non interrompersi mai davvero.
Perché non dovresti visitare Milano senza una guida Ad Artem
C’è una cosa che la maggior parte dei turisti non sa: Milano non si capisce da soli. Sotto ogni palazzo, chiesa o monumento si nasconde una storia che non trovi su Wikipedia. Dentro ogni mostra c’è un livello di lettura che, senza la guida giusta, rischi di perdere del tutto.
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