Palazzo Serbelloni, un via vai di poeti, politici e re

Dietro la facciata elegante di Corso Venezia si nasconde Palazzo Serbelloni, una dimora che ha visto passare generali, poeti, imperatori e persino Napoleone. Qui l’arte neoclassica incontra la storia di Milano, tra sale dorate, lampadari scintillanti e racconti di fasti perduti e ritrovati.

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Il Grande Gabrio di Palazzo Serbelloni

La famiglia che abitò Palazzo Serbelloni era già nota a Milano nel XVI secolo, grazie al carisma e al coraggio del “Grande Gabrio”, generale delle milizie pontificie. Ma fu solo nel Settecento che i Serbelloni decisero di lasciare un segno tangibile nella città. A partire dal 1766, Gabrio Serbelloni iniziò ad acquistare terreni e case nella zona di Porta Orientale, con l’idea di costruire una residenza che fosse all’altezza del prestigio raggiunto dalla famiglia.

Gabrio di Palazzo Serbelloni

Il progetto prese forma grazie al figlio Gian Galeazzo, che, influenzato dal poeta Giuseppe Parini e dal matematico Paolo Frisi, non solo ereditò cultura e idee illuministe, ma anche un gusto raffinato per l’arte. Con l’aiuto dell’architetto ticinese Simone Cantoni, portò a compimento la costruzione di Palazzo Serbelloni, trasformandolo in una delle dimore più rappresentative della Milano neoclassica.

Non si trattava solo di una residenza privata: Palazzo Serbelloni divenne presto un punto di riferimento per la vita culturale milanese. Qui si incontravano figure come Pietro Verri, Parini e addirittura i coniugi Bonaparte, Napoleone e Paolina, Vittorio Emanuele II e Napoleone III, vittoriosi dalla battaglia di Magenta.

Iscrizioni di Palazzo Serbelloni

La storia di Palazzo Serbelloni non è fatta solo di fasti e splendore. Il 15 agosto 1943, durante i bombardamenti su Milano, un incendio devastò gran parte degli interni. Andarono perduti la grande biblioteca, aperta al pubblico in un’epoca in cui era raro che una collezione privata fosse accessibile, i dipinti di Giuliano Traballesi, gli arazzi, le statue del Canova e un archivio ricchissimo. Dopo la guerra, il conte Gian Ludovico Sola Cabiati si occupò del restauro, restituendo dignità al palazzo tra il 1946 e il 1950.

Significati nascosti nella facciata di Palazzo Serbelloni

Guardando la facciata di Palazzo Serbelloni, si capisce subito che qui l’architettura è pensata per comunicare solidità e prestigio. Simone Cantoni progettò un loggiato neoclassico imponente, con colonne e pilastri che si estendono per due piani, un frontone triangolare e un raffinato gioco di materiali: granito rosso di Baveno per la parte inferiore e pietra di Viggiù per i dettagli superiori.

Facciata di Palazzo Serbelloni

Un altorilievo di Francesco Carabelli decora la facciata, raccontando episodi della storia milanese, come la missione a Costantinopoli e il ritorno dei cittadini dall’esilio. C’è un dettaglio curioso: i volti dei milanesi scolpiti ricevono l’ultimo raggio di sole, mentre i nemici restano in ombra.

Il piano nobile di Palazzo Serbelloni

Il progetto decorativo del piano nobile di Palazzo Serbelloni, destinato alle sale di rappresentanza, porta la firma di Simone Cantoni. Tuttavia, quando si trattò di realizzarlo, l’architetto era troppo anziano e furono altre maestranze a portare a termine i lavori. Molti degli interventi che oggi ammiriamo a Palazzo Serbelloni, infatti, risalgono infatti all’Ottocento: le grottesche dei boudoirs e gli affreschi sul mito di Amore e Psiche, ispirati all’iconografia di Parini e dipinti da Francesco Podesti, così come parte delle decorazioni della Sala Napoleonica.

In quest’ultima si svolgevano balli, spettacoli teatrali e concerti, momenti di mondanità che la famiglia Serbelloni condivideva con l’élite culturale della città. Nell’ambiente dove si incontrano scagliole, stucchi con fogliami e putti, rosette e pitture cromatiche. Le dorature e i grandi specchi dal gusto francese amplificano la luce dei pavimenti in seminato originale e dei lampadari in cristallo di rocca di Boemia. Un dettaglio curioso e raffinato sono i gruppi floreali sopra le finestre, di gusto romantico ottocentesco, attribuiti al pittore milanese Luigi Scrosati.

Nell’attuale Sala Gian Galeazzo spicca invece il grande stemma di famiglia, protetto da vetro soffiato e piombato dell’epoca, che celebra le imprese militari del “Grande Gabrio”, vero idolo di Palazzo Serbelloni. La Sala Parini, invece, conserva un soffitto decorato con figure che possono essere interpretate come le quattro stagioni o come personaggi mitologici.

A completare la grandiosità di Palazzo Serbelloni c’era infine il cortile monumentale, arricchito da portici e androni, con lo spazio per il giro delle carrozze e un grande giardino con edifici annessi.

Visitare Palazzo Serbelloni

Gli ambienti di maggior pregio culturale di Palazzo Serbelloni sono oggi utilizzati soprattutto per eventi, ma in alcune date speciali aprono le porte ai visitatori. In quelle occasioni è possibile ammirare i suggestivi Saloni Napoleonici, autentico cuore artistico del palazzo. Per conoscere il calendario delle visite guidate o richiedere informazioni, è sufficiente scrivere a: info@serbellonieventi.com.

Crediti

Foto di G.dallorto.