Dietro il portone elegante di Palazzo Isimbardi, lungo Corso Monforte, non si nasconde solo una delle più affascinanti dimore storiche di Milano, ma anche un intreccio di storie di arte e mistero. Tra stucchi, affreschi e giardini, aleggia ancora la leggenda di un fantasma inquieto: quello di Gian Paolo Osio, l’amante della monaca di Monza, che qui trovò la sua tragica fine.
Le misteriose origini di Palazzo Isimbardi
Le origini di Palazzo Isimbardi risalgono al 1497, quando il marchese Gerolamo Pallavicino lo cita nel suo testamento: non conosciamo il primo proprietario né l’architetto, ma possiamo immaginare una residenza di campagna elegante, immersa nel “Viridarium”, il giardino per eccellenza della città, da cui deriva il nome della vicina via Vivaio.


Nel 1552 la villa, non ancora Palazzo Isimbardi, passò ai Taverna, una delle famiglie più potenti del patriziato milanese, che la trasformarono in un vero palazzo pur mantenendone la funzione di residenza di svago. In questo periodo il palazzo fu teatro di un episodio oscuro: Gian Paolo Osio, amante della monaca di Monza, trovò rifugio presso Ludovico Taverna, ma venne tradito, ucciso e murato vivo nelle cantine. La leggenda vuole che il suo fantasma si aggiri ancora nei sotterranei di Palazzo Isimbardi.
Con la morte dell’ultimo Taverna nel 1718, la villa cadde in declino fino al 1731, quando sopraggiunsero i conti Lambertenghi. Le linee severe non rispondevano più al gusto del tempo e furono avviati importanti lavori, ma il vero salto di qualità di Palazzo Isimbardi avvenne nel 1775. In quell’anno, i marchesi Isimbardi acquistarono la dimora per trasformarla in un’abitazione cittadina per inserirsi nel bel mondo milanese. Negli interni comparirono stucchi, porte laccate, lampadari veneziani e un grande camino con lo stemma di famiglia. Per consolidare il loro rango commissionarono cicli pittorici celebrativi degli antenati e trasformarono il palazzo in un centro di studi e collezioni scientifiche, molto apprezzato nelle cronache dell’epoca.

Il Novecento segnò un nuovo capitolo: nel 1918 gli eredi vendettero Palazzo Isimbardi all’industriale Gianfranco Tosi. Con la borghesia, la residenza perse parte della sua fisionomia aristocratica. Lo Scalone d’Onore settecentesco fu alterato, le stanze ridimensionate, la funzionalità ebbe la meglio sull’eleganza. Negli anni Trenta la Provincia di Milano acquistò Palazzo Isimbardi per farne la propria sede. L’architetto Ferdinando Reggiori si occupò di recuperare gli elementi decorativi accumulati nei secoli, mentre Giovanni Muzio, protagonista dell’architettura milanese del Novecento, affiancò all’antico edificio una nuova costruzione in stile funzionalista, simbolo del potere pubblico.
Le sale di Palazzo Isimbardi
La Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi porta dritti nel Seicento. Le pareti, oggi ornate da grandi affreschi, raccontano un viaggio curioso. Nel 1941, dopo importanti restauri, qui furono collocate sei tele monumentali provenienti da una villa di Vaprio d’Adda appartenuta al cardinale Monti, arcivescovo di Milano. Oggi ne restano tre: due, La Vittoria e La resa dei Re vinti, ancora al loro posto, e un terzo, Il Sacrificio di ringraziamento, custodito in una sala vicina. Sono opere ispirate al Libro dei Re e attribuite alla scuola del Morazzone.
Proseguendo all’interno di Palazzo Isimbardi, ci si imbatte in una collezione di orologi antichi lunga tre sale. Poi si apre la Sala da Musica: sul soffitto neoclassico danzano strumenti musicali dipinti alla fine del Settecento, tornati alla luce in modo rocambolesco, quando i bombardamenti della Seconda guerra mondiale fecero crollare la controsoffittatura che li nascondeva.
L’itinerario conduce infine alla Sala Pedenovi, che custodisce una pala d’altare di Bernardino Campi raffigurante la Madonna in trono tra San Giovanni Battista e Sant’Atanasio.

Eppure, il vero cuore di Palazzo Isimbardi batte nella Sala della Giunta. Qui, alzando lo sguardo, si rimane senza fiato davanti al soffitto dipinto da Giovanbattista Tiepolo, uno dei giganti del Settecento veneziano. Il suo telero monumentale, sei metri per otto, raffigura l’Apoteosi di Angelo della Vecchia nel segno delle virtù: un tripudio di figure che si librano verso il cielo grazie al trompe l’oeil. Acquistata nel 1954 dalla Provincia di Milano in una galleria di Ginevra e restaurata con cura, quest’opera trasforma la sala in un teatro celeste.
Il giardino di Palazzo Isimbardi e la torre delle sirene
Dalla Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi si sbuca direttamente nel giardino, che ha cambiato volto più volte nel corso dei secoli. I conti Taverna lo avevano disegnato “all’italiana”, ordinato e geometrico, mentre gli Isimbardi lo hanno poi trasformato in parte “all’inglese”, più libero e naturale. Oggi, camminando lungo i vialetti di ghiaia, ci si imbatte in tre statue del Novecento che raccontano la vita del territorio: l’industria, l’irrigazione dei campi e l’agricoltura.
La facciata di Palazzo Isimbardi che guarda sul verde è quella rifatta nel 1826 dall’architetto Giacomo Tazzini, in pieno stile neoclassico, elegante e sobria. Sul lato che confina con Palazzo Diotti, sede della Prefettura, si trova una piccola collinetta, un tempo collegata da un ponticello al giardino vicino. Lungo lo stesso muro si aprono due porte robuste, oggi chiuse, che un tempo permettevano di passare da un palazzo all’altro. Si racconta che Mussolini usasse proprio questi passaggi di Palazzo Isimbardi per sgattaiolare fuori senza farsi notare. Inoltre, il 25 aprile 1945 il suo convoglio in fuga da Milano partì proprio da Palazzo Isimbardi, uscendo dal portone di via Vivaio 3.
Dal giardino si scorge anche la cosiddetta “torre delle sirene”, costruita durante la Seconda guerra mondiale. Serviva a segnalare con le sirene le incursioni aeree e a offrire rifugio: oggi è un curioso reperto di architettura bellica.
Visitare Palazzo Isimbardi
Oggi Palazzo Isimbardi è sede della Città Metropolitana di Milano, ma apre le sue porte anche ai visitatori nelle giornate di martedì e giovedì. È possibile consultare il calendario dei giorni di visita sulla sezione dedicata del sito ufficiale della Città Metropolitana di Milano.
