Palazzo Clerici, l’Olimpo barocco di Tiepolo

Dietro una facciata poco invitante, Palazzo Clerici ha visto passare mercanti arricchiti, nobili in cerca di prestigio, artisti geniali e persino qualche re di passaggio. Gli interni, infatti, compensano tutto quel che dall’esterno non c’è: affreschi che sembrano ancora muoversi, arazzi che raccontano storie lontane, boiserie che brillano di dettagli. È facile immaginare il chiacchiericcio delle serate mondane, il tintinnio dei bicchieri e il fruscio delle sete che hanno reso famosa la famiglia Clerici.

Home | Cosa vedere a Milano | Ville e dimore storiche | Palazzo Clerici, l’Olimpo barocco di Tiepolo

La storia di Palazzo Clerici, quando una casa è un biglietto da visita

La storia di Palazzo Clerici comincia in una Milano molto diversa da quella che conosciamo oggi. Siamo nel XVII secolo, in una zona che allora era chiamata “Contrada del prestino dei Bossi”, un nome che già da solo evoca botteghe, profumi di pane e la vita quotidiana di una città in fermento. Qui i Clerici, una famiglia di mercanti serici originari di Cavenago, decisero di mettere radici.

Non erano semplici commercianti: avevano accumulato ricchezze con la seta, ma anche con l’attività di prestito a interesse. E come spesso accade, quando il portafoglio si gonfia, cresce anche il desiderio di mostrare al mondo la propria importanza. Così, nel 1653, acquistarono una “casa da nobile” appartenuta ai Visconti di Somma. Da lì iniziò un lento ma inesorabile processo di ampliamento: lotto dopo lotto, la dimora si trasformò in un vero e proprio palazzo, pronto a competere con le altre grandi famiglie del Ducato.

Il momento d’oro di Palazzo Clerici arrivò con Antonio Giorgio Clerici, tra gli anni ’30 e ’60 del Settecento. Fu lui a trasformare la residenza in una dimora capace di lasciare a bocca aperta chiunque vi mettesse piede.

Una sfida per Tiepolo a Palazzo Clerici

La corsa del carro del Sole attraverso il libero cielo abitato dalle deità dell’Olimpo di Tiepolo a Palazzo Clerici

Il fiore all’occhiello di Palazzo Clerici è senza dubbio la Galleria grande, quella che negli inventari settecenteschi veniva chiamata “degli intagli”. Nel 1740 Antonio Giorgio decise di affidare a Giovanni Battista Tiepolo, già allora pittore affermato a Venezia, l’incarico di decorare il soffitto della grande galleria.

Non era un compito semplice: lo spazio, lungo e stretto – 22 metri per 5 – presentava proporzioni difficili da gestire. Pare che lo stesso Tiepolo, inizialmente, non avesse colto appieno questa particolarità, come dimostra il bozzetto preparatorio, pensato per un ambiente meno allungato. Una volta visto di persona il salone, dovette rivedere il progetto, adattandolo alle dimensioni reali.

Il risultato fu comunque eccezionale: un’opera di grande impatto che, nonostante i cambiamenti di gusto e la diffidenza neoclassica verso il barocco e il rococò, continuò a essere ammirata e lodata, persino dal segretario di Brera Carlo Bianconi.

L’affresco, intitolato La corsa del carro del Sole attraverso il libero cielo abitato dalle deità dell’Olimpo, è un tripudio di figure mitologiche, animali simbolici e allegorie dei continenti. Un titolo altisonante che ben rende l’idea della ricchezza di personaggi e scene che Tiepolo volle inserire nel suo capolavoro milanese.

Dettaglio femminile dell'affresco di Tiepolo a Palazzo Clerici
Dettaglio maschile dell'affresco di Tiepolo a Palazzo Clerici

Per completarne la magnificenza, Antonio Giorgio chiamò uno dei più apprezzati ebanisti attivi a Milano, Giuseppe Cavanna, che realizzò un alto zoccolo ligneo lungo tutto il perimetro della sala. Su di esso, esclusi gli spazi delle porte e delle finestre, prese forma una raffinata decorazione monocroma, oro su bianco, con scene tratte dalla Gerusalemme liberata.

Si può riconoscere Palazzo Clerici anche dall’esterno?

Sì e no. A differenza delle facciate settecentesche di palazzi come Cusani, Sormani o Litta, ricche di decorazioni barocche e pensate per stupire già dall’esterno, Palazzo Clerici si presenta con un volto sorprendentemente sobrio. La lunga facciata che affaccia sull’antica Contrada del Prestino dei Bossi non ostenta ordini architettonici, ma è scandita dal ritmo regolare delle finestre, impreziosite da modanature e fregi in stucco simili a quelli che si ritrovano nella corte d’onore. La parte centrale del prospetto è leggermente arretrata: una scelta che rompe l’uniformità del fronte, mette in risalto il portale d’ingresso e, allo stesso tempo, rende più agevole l’accesso delle carrozze nell’androne della stretta via Clerici.

Dettaglio esterno di Palazzo Clerici
Cortile interno di Palazzo Clerici

Immaginate di arrivare in carrozza lungo la stretta via Clerici: la facciata, sobria rispetto ad altre dimore barocche milanesi, non lasciava intuire la ricchezza che si celava all’interno. Ma una volta varcato il portone, lo scenario cambiava radicalmente.

Scalone d'onore a Palazzo Clerici

La corte d’onore, con i suoi archi e le colonne doriche, si apriva come un palcoscenico. Da lì si accedeva a una sontuosa scalinata a tre rampe, decorata con figure antropomorfe, che conduceva al piano nobile. E qui iniziava lo spettacolo vero: il salone da ballo, con le balconate per i musicisti, era il cuore pulsante delle serate mondane. Da questo ambiente si passava a gallerie e stanze ornate da opere d’arte, pensate per stupire e per far capire a tutti che i Clerici non erano solo ricchi, ma anche colti e raffinati.

Visitare Palazzo Clerici

Palazzo Clerici apre le sue porte al pubblico in alcune occasioni speciali, permettendo di ammirare la celebre Galleria affrescata da Giambattista Tiepolo nel 1741. In questo straordinario ambiente si conservano anche i preziosi arazzi del fiammingo Jan Leyniers II e la raffinata boiserie realizzata da Giuseppe Cavanna. Le visite, della durata di circa mezz’ora, sono gratuite ma disponibili solo in date specifiche, indicate sul sito dell’ISPI.

Crediti

Foto di Melancholia~itwiki, Giovanni Dall’Orto., Eugenio45, Carlo Dell’Orto,