Palazzo Citterio rappresenta il tassello che per decenni è mancato al sogno della “Grande Brera”. Se la Pinacoteca racconta i secoli passati con i suoi capolavori dal Rinascimento all’Ottocento, questo palazzo apre le porte al Novecento, con i grandi capolavori di Boccioni, De Chirico, Morandi e Modigliani.
Il sogno della Grande Brera a Palazzo Citterio
Palazzo Citterio è uno di quei luoghi che sembrano racchiudere in sé un romanzo milanese: nato come dimora storica, è diventato nel tempo il simbolo di un sogno culturale a lungo inseguito, quello della “Grande Brera”. Per capire perché Palazzo Citterio sia così speciale bisogna fare un salto indietro di oltre due secoli, quando Milano cercava di tenere testa a Parigi.

Era il 1809 e a Brera si inaugurava il Museo centrale del Regno d’Italia pensato per rivaleggiare con il Musée Napoléon (oggi Louvre), che già allora sfoggiava 19 sale e il celebre Salon Carré, dove venivano esposti i capolavori portati a casa dalle campagne napoleoniche. Brera, con le sue sale monumentali, non aveva nulla da invidiare, almeno all’inizio. Il problema è che mentre il Louvre cresceva e diventava il museo più famoso del mondo, Brera rimaneva sostanzialmente ferma, con gli stessi spazi di inizio Ottocento.
E qui entra in scena Palazzo Citterio. Negli anni Settanta, Franco Russoli, direttore visionario della Pinacoteca di Brera, decise che era ora di cambiare. Milano meritava una “Grande Brera”, un museo capace di dialogare con i grandi d’Europa. Così nel 1972 lo Stato acquistò Palazzo Citterio, a due passi dalla Pinacoteca, con l’idea di trasformarlo nella casa dell’arte moderna e contemporanea. Facile a dirsi, meno a farsi: tra concorsi di architettura, restauri infiniti, bonifiche e stop improvvisi, Palazzo Citterio rimase per decenni un cantiere sospeso.
Poi, finalmente, il colpo di scena: nel 2024, sotto la direzione di Angelo Crespi e con l’allestimento firmato dall’architetto Mario Cucinella, Palazzo Citterio ha riaperto le sue porte. E non come un museo qualsiasi, ma come il tassello mancante della Grande Brera, pronto a riportare Milano nel dialogo internazionale iniziato due secoli prima con il Louvre.
L’allestimento di Cucinella
Con i suoi accessi al numero 12 e 14 di via Brera, Palazzo Citterio si presenta oggi come uno spazio aperto e accogliente, pronto a dialogare con la città. Appena varcata la soglia, la hall dal gusto contemporaneo accoglie i visitatori con un grande tavolo-scultura che unisce in un unico gesto biglietteria, punto informazioni e bookshop, trasformando l’ingresso in un luogo vivo e funzionale.

Proseguendo verso il cortile interno, ci si imbatte nel suggestivo “Tempietto”: una struttura circolare in legno che collega idealmente il palazzo all’Orto Botanico e che invita a fermarsi, a respirare e a riflettere, con un’eleganza che richiama le armonie del Rinascimento, soprattutto dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, oggi conservata alla Pinacoteca di Brera.
Al primo piano, ambienti come la Sala degli Specchi o l’accogliente area lettura non sono pensati soltanto per ammirare le opere, ma per essere vissuti come luoghi di incontro, dialogo e pausa. L’idea è chiara: il palazzo non è più solo uno scrigno di capolavori, ma un vero spazio sociale e culturale. Questo spirito innovativo incarna perfettamente la visione della “Grande Brera”, intesa come un ecosistema integrato capace di offrire al pubblico non solo arte, ma un’esperienza completa, arricchente e coinvolgente.
Collezioni e opere di Palazzo Citterio

Al piano nobile di Palazzo Citterio si entra in un mondo che racconta il Novecento con tutta la sua energia e le sue contraddizioni. La visita comincia nella spettacolare Sala 40, un ambiente che unisce la solennità ottocentesca con lo slancio delle avanguardie. Qui campeggia la monumentale Fiumana di Giuseppe Pellizza da Volpedo, affiancata da Previati e Boldini, quasi a ricordare che la modernità nasce sempre dal dialogo con la tradizione.


Da questa sala si apre un percorso che porta il visitatore a incontrare i grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea. Palazzo Citterio custodisce capolavori che hanno fatto la storia: l’Autoritratto di Boccioni, la travolgente Rissa in Galleria e la visionaria Città che sale, la Musa metafisica di De Chirico, i delicati Fiori di Morandi, l’Ofelia di Martini e l’intenso Enfant Gras di Modigliani. Non è un semplice elenco di opere, ma un viaggio che attraversa le correnti artistiche più significative del secolo scorso, dal Futurismo alla Metafisica, fino alle avanguardie internazionali.

Solo dopo aver ammirato questi capolavori si scopre la storia delle collezioni che li hanno resi patrimonio pubblico. La raccolta Jesi, donata tra il 1976 e il 1990, è il frutto della passione di Emilio e Maria Jesi, che abitavano proprio in questo palazzo e hanno deciso di condividere con la città il loro amore per l’arte. La collezione Vitali, invece, riflette la curiosità inesauribile di Lamberto Vitali, che ha saputo spaziare dall’archeologia all’arte moderna con uno sguardo enciclopedico e visionario.
Informazioni per la visita a Palazzo Citterio
Palazzo Citterio apre le sue porte ai visitatori dal giovedì alla domenica, con orario continuato dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso consentito alle 18:00). Per accedere è richiesta la prenotazione obbligatoria tramite la piattaforma Brerabooking.
Oltre al percorso museale, il palazzo ospita anche eventi e iniziative speciali: il calendario aggiornato è disponibile online. Per conoscere nel dettaglio tariffe, riduzioni e agevolazioni, basta consultare direttamente il sito ufficiale di Palazzo Citterio.
Crediti
Foto di Francesco Bini, Daniel Ventura.
