Palazzo Castiglioni nacque dall’ambizione di Ermenegildo Marazzi Castiglioni, giovane imprenditore che non voleva una dimora come tutte le altre. In una via dominata da palazzi neoclassici volle qualcosa di diverso. Un edificio che rompesse gli schemi, che facesse parlare di sé e che mostrasse la forza e il gusto della nuova borghesia milanese. Per questo si affidò a Giuseppe Sommaruga, maestro del Liberty, dando vita al primo palazzo liberty di Milano.
Palazzo Castiglioni, primo edificio liberty di Milano

Palazzo Castiglioni non poteva che nascere in Corso Venezia, la via delle grandi e ricche dimore milanesi. Nei secoli precedenti qui la nobiltà aveva costruito palazzi neoclassici eleganti e austeri, ma all’inizio del Novecento la nuova borghesia industriale volle distinguersi. Niente più sobrietà, serviva qualcosa di moderno, vistoso, in linea con il Liberty che stava spopolando in Europa. Così l’ingegnere Ermenegildo Marazzi Castiglioni, giovane e ambizioso, si rivolse a Giuseppe Sommaruga, uno dei maestri dello stile floreale italiano, chiedendogli una casa che facesse parlare di sé.
Per raccogliere ispirazioni, i due fecero un vero e proprio “tour europeo” tra Francia, Inghilterra e Belgio, a caccia delle nuove tendenze architettoniche. Tornati a Milano, Sommaruga mise insieme una squadra di artisti e artigiani: Alessandro Mazzucotelli per i ferri battuti, Eugenio Quarti per i mobili, Ernesto Bazzaro per le statue, oltre a decoratori e scultori di primo piano. Il risultato? Palazzo Castiglioni rompe con la tradizione e porta in città un Liberty audace, elegante e un po’ provocatorio.
Anche il retro, affacciato su via Marina, racconta questa doppia anima: niente marmi preziosi, ma mattoni rossi e cemento, più sobri e funzionali. Eppure Sommaruga non rinunciò al tocco scenografico: grandi verande in ferro e vetro che illuminavano gli interni e creavano giochi di trasparenze tipici dello stile Liberty.
Insomma, il Palazzo Castiglioni non era solo una casa, ma una dichiarazione di intenti: la borghesia milanese voleva lasciare il segno, e ci riuscì con uno degli edifici più iconici del Liberty in città.
Le polemiche per Ca’ de Ciapp
Nel giugno del 1903, quando le impalcature vennero finalmente rimosse e la facciata di Palazzo Castiglioni si mostrò in tutta la sua novità, due statue femminili collocate ai lati dell’ingresso rubarono immediatamente la scena. Le figure, sensuali e poco vestite, apparivano come se sbirciassero attraverso la grande finestra che, con un’ironia non da poco, corrispondeva al bagno padronale. La reazione dei milanesi fu immediata. Da un lato ci fu chi accolse la provocazione con spirito goliardico, coniando per Palazzo Castiglioni il soprannome di “Ca’ di Ciapp” (Casa delle Chiappe), dall’altro si scatenarono polemiche feroci da parte dei più conservatori, scandalizzati da tanta audacia.

Le critiche, però, non si limitarono alle statue. Ogni dettaglio del palazzo finì sotto accusa. Le elaborate decorazioni in ferro battuto, le finestre strette e verticali, gli oblò, i putti e i cartigli furono giudicati eccessivi, troppo fantasiosi e in netto contrasto con la severa eleganza neoclassica di Corso Venezia. Il progetto di Giuseppe Sommaruga, considerato troppo libero e innovativo, venne bollato come un azzardo fuori luogo. La pressione dell’opinione pubblica fu tale che Ermenegildo Castiglioni, temendo ripercussioni sulla propria immagine e sulle attività imprenditoriali, decise di far rimuovere le due statue a pochi dall’inaugurazione.
Le sculture, accantonate e quasi dimenticate in un magazzino dell’impresa Galimberti che aveva curato i lavori del palazzo, trovarono una nuova collocazione solo una decina d’anni più tardi. Vennero infatti ricollocate sulla facciata laterale della Villa Faccanoni, altro capolavoro Liberty firmato da Sommaruga. Questa volta, però, furono sistemate sul lato del giardino, lontano dagli sguardi diretti dei passanti, quasi a voler attenuare l’effetto dirompente che avevano avuto in Corso Venezia.
La rivoluzione liberty all’interno di Palazzo Castiglioni
Entrando dal portone principale di Corso Venezia, Palazzo Castiglioni accoglie i visitatori con un maestoso scalone monumentale a due rampe, che si restringe man mano ai piani superiori. Le balaustre e le lampade in ferro battuto, autentici capolavori di artigianato, rappresentano uno dei tratti distintivi di Sommaruga, che trasformò il ferro in un elemento decorativo raffinato.

Il progetto di Palazzo Castiglioni prevedeva quattro livelli ben distinti. Al pianterreno, sul lato di Corso Venezia, si trovavano la portineria, lo studio privato di Ermenegildo Castiglioni, l’androne, l’atrio e lo scenografico scalone. Sul lato del giardino, invece, parzialmente interrato, erano collocati i locali di servizio dell’appartamento padronale. Il primo piano, cosiddetto nobile, era riservato alla residenza della famiglia Castiglioni, con le sale di ricevimento affacciate sul giardino e gli ambienti privati rivolti verso Corso Venezia. I due piani superiori ospitavano quattro appartamenti signorili destinati all’affitto, mentre i mezzanini, nascosti alla vista, accoglievano gli alloggi della servitù.

Tra gli ambienti più affascinanti di Palazzo Castiglioni spicca la celebre Sala dei Pavoni, situata al piano nobile. La volta, decorata da stucchi dorati raffiguranti pavoni, è un perfetto esempio di Liberty ispirato alla natura e conserva intatto il fascino originario.
Visitare Palazzo Castiglioni
Palazzo Castiglioni venne riconosciuto come bene di interesse storico e sottoposto a vincolo monumentale nel marzo del 1957. Qualche anno più tardi, nel 1965, l’edificio accolse per breve tempo la sede dell’Associazione Calcio Milan, che vi rimase solo un anno. Alla fine degli anni Sessanta, gli eredi Castiglioni si trovarono a dover affrontare costi di gestione sempre più elevati. Fu così che decisero di vendere il palazzo all’Unione Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza, che da allora ne è l’unica proprietaria. Oggi il Palazzo Castiglioni in alcune occasioni apre le sue porte al pubblico con visite guidate che permettono di scoprire da vicino uno dei capolavori del Liberty milanese.
Crediti
Foto di Melancholia~itwiki, MSacerdoti,
