Oggi è improbabile riuscire a varcare l’ingresso di Palazzo Archinto, ma basta conoscere un po’ della sua storia per capirne la grandezza. Qui Giambattista Tiepolo realizzò i suoi primi lavori fuori dal Veneto, portando a Milano un linguaggio pittorico nuovo e spettacolare. Inoltre, fu il cuore pulsante della famiglia Archinto, una delle più influenti della città, e rimane ancora oggi un luogo capace di far immaginare fasti, conversazioni e vite che hanno animato le sue stanze.
La corte di Palazzo Archinto
La vicenda di Palazzo Archinto è strettamente intrecciata con quella della famiglia che gli ha dato il nome, una delle più influenti di Milano tra Seicento e Settecento. Le sue origini risalgono alla fine del XVII secolo, quando Filippo Archinto decise di ampliare la dimora di famiglia accorpando alcune proprietà vicine. Ma fu suo figlio Carlo Archinto, uomo colto, raffinato e appassionato di arte, a trasformare radicalmente l’edificio, rendendolo un vero e proprio simbolo di prestigio.


Sotto la sua guida, Palazzo Archinto divenne un centro culturale e mondano. Carlo chiamò a Milano artisti di primo piano, tra cui Giambattista Tiepolo, che qui realizzò i suoi primi lavori fuori dal Veneto. Era il 1730-1731, e le sale del palazzo si animarono di affreschi grandiosi. Il palazzo all’epoca, infatti, si presentò al massimo del suo splendore, ornato da un ciclo di decorazioni ad affresco eseguite tra il 1730 e il 1731 da Tiepolo e da alcuni suoi collaboratori. Tra le circa trenta stanze, spiccava la cosiddetta Sala delle Ballerine, con porte foderate di cuoio borchiato e pareti affrescate da otto fanciulle danzanti, immerse in un tripudio di specchi e ori. Non meno suggestiva era la Sala della Caccia e della Pesca, dominata da una grande stufa cilindrica sulla quale svettava un busto di Napoleone, quasi a ricordare come la storia europea fosse entrata anche tra queste mura.
Il trasferimento da Via Olmetto a via della Passione
Con la morte di Carlo Archinto e del figlio di Filippo, la proprietà passò a Giuseppe Archinto, figlio del cugino Luigi. Giuseppe, tuttavia, preferì costruirsi una nuova e più sontuosa residenza in via della Passione (non perderti la Chiesa vicina), nella zona di Porta Monforte. Così, nel 1825 vendette il palazzo a Giuseppe Tirelli. Quest’ultimo, a sua volta, nel 1827 cedette parte del complesso, corrispondente all’attuale via Piatti 6. In quegli stessi decenni, tra il 1805 e il 1839, venne aggiunta la caratteristica torretta neogotica in mattoni affacciata sul giardino, con archi ogivali e merlature.

Nel 1853 l’edificio fu acquistato dall’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri (oggi ASP Golgi-Redaelli), che lo destinò a sede dei propri uffici. Ma la vera tragedia arrivò nel 1943, quando i bombardamenti aerei colpirono duramente il palazzo, distruggendo quasi del tutto gli interni
I capolavori perduti di Tiepolo a Palazzo Archinto
L’assetto di Palazzo Archinto nacque dall’accorpamento di più edifici contigui e per questo, ancora oggi, la sua pianta appare irregolare. Il cuore della riforma architettonica sei-settecentesca è il cortile quadrangolare porticato, il cui elegante portale fu realizzato nel 1817 da Carlo Amati. Proprio da questo spazio prende forma una sequenza scenografica di ambienti aperti. Il primo cortile, risalente al Seicento, si collega a un secondo cortile e infine al giardino sul fondo, in un susseguirsi armonioso.

Gli interni erano organizzati in appartamenti di grande rappresentanza, destinati ai diversi membri della famiglia. Al piano terra trovavano posto gli ambienti di servizio e gli spazi destinati alle carrozze. Non mancava, come da consuetudine, un appartamento affacciato sul giardino, utilizzato nei mesi estivi per la sua freschezza.
Il piano nobile di Palazzo Archinto, raggiungibile attraverso lo scalone monumentale, conduceva a una sequenza di stanze affrescate che culminava nella celebre sala decorata da Tiepolo con il Trionfo delle Arti e delle Scienze. Questa sala si trovava in posizione dominante, a chiudere il corpo che separava i due cortili, e dava accesso alla spettacolare terrazza adornata dal glicine.
Gli appartamenti padronali comprendevano inoltre una cappella privata e diversi ambienti dedicati alla preziosa biblioteca, i principali dei quali affacciati sul giardino.
Vistare il Palazzo
Fino al 2016 Palazzo Archinto ha accolto gli uffici amministrativi dell’Azienda di Servizi alla Persona Golgi Redaelli, e ancora oggi conserva al suo interno l’Archivio storico dell’istituzione, accessibile da via Piatti 8. Il resto dell’edificio è stato invece destinato a ospitare la nuova sede della St. Louis School.
Per questo motivo non è aperto alle visite, ma dai cancelli è comunque possibile intravedere il suggestivo secondo chiostro.
Crediti
Foto di Melancholia~itwiki.
