Nato come monastero nel XII secolo, divenuto collegio nel Settecento, protagonista delle Cinque Giornate del 1848 e poi trasformato più volte fino a ospitare oggi la Biblioteca Vigentina, il Collegio Calchi Taeggi ha attraversato secoli di cambiamenti senza mai perdere il legame con la cultura e l’educazione.
Dal monastero al Collegio dei Calchi Taeggi
Le radici del Collegio Calchi Taeggi affondano nel Medioevo. Nel XII secolo qui sorgeva un monastero degli Scolopi, religiosi che avevano fatto dell’istruzione gratuita la loro missione. Per secoli, tra queste mura si insegnava a leggere, scrivere e far di conto, offrendo a molti ragazzi un’opportunità che altrimenti non avrebbero avuto. Nel 1505, con una bolla di papa Giulio II, il complesso passò ai Domenicani, mantenendo comunque la sua vocazione educativa.

Il vero cambiamento arrivò nel 1792, quando il monastero venne acquistato per ospitare il nuovo Collegio Calchi Taeggi, nato dall’unione delle volontà di due famiglie nobili milanesi: i Calchi e i Taeggi. Maria Teresa d’Austria aveva già stabilito che il Collegio Calchi assorbisse quello delle scuole Taverne, e così prese forma una nuova istituzione, affidata ai Padri Barnabiti.
Collegio Calchi Taeggi al centro della storia politica
Il Collegio Calchi Taeggi non fu soltanto un luogo di studio, ma anche un protagonista della storia milanese. Durante le Cinque Giornate del 1848, studenti e professori presero parte attiva all’insurrezione, trasformando le aule in spazi di resistenza. L’edificio stesso divenne quartier generale del comando militare piemontese e ospitò persino il re Carlo Alberto, che vi trovò rifugio prima di ripartire sconfitto verso Torino. Con il ritorno degli austriaci arrivò la punizione: il collegio Calchi Taeggi chiuse e si trasformò in caserma. Ma la sua vicenda non si concluse lì. Nel 1851 riaprì, con fatica, tornando a essere un punto di riferimento per la formazione dei giovani milanesi.


Con l’Unità d’Italia, nel 1861, la gestione del Collegio Calchi Taeggi passò al Comune di Milano. Non furono anni semplici: i costi di mantenimento erano elevati e il numero degli studenti venne ridotto. Eppure, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, l’istituto conobbe una nuova stagione di crescita. I corsi vennero parificati, gli allievi aumentarono e il collegio tornò a essere un centro vitale della cultura cittadina. In quegli anni insegnò qui Emilio De Marchi, scrittore e traduttore tra i più importanti dell’Ottocento, mentre tra gli studenti si ricordano figure come Camillo Olivetti, fondatore della celebre azienda, e Giorgio Amendola, futuro deputato del PCI.
Il percorso del Collegio Calchi Taeggi si interruppe bruscamente nel 1935, quando il regime fascista ne decretò la soppressione. Da allora l’edificio cambiò più volte destinazione: nel dopoguerra ospitò una scuola di musica, una biblioteca civica, un istituto tecnico e persino una scuola materna.

Nel 1971 un episodio di grave incuria portò al crollo della chiesa tardo-cinquecentesca di San Bernardo, che per anni utilizzata come officina. Da quel momento si decise di avviare un importante intervento di restauro, durato a lungo, che restituì nuova vita al complesso: nel 2003 l’edificio riaprì finalmente al pubblico con la Biblioteca Vigentina.
Cosa vedere oggi del Collegio Calchi Taeggi
Il Collegio Calchi Taeggi,, lungo Corso di Porta Vigentina 15, si presenta con una facciata neoclassica sobria ed elegante, che introduce a un complesso ricco di storia. All’interno, i locali della Biblioteca si affacciano su una suggestiva corte quadriporticata, che conserva ancora l’impianto originario del chiostro cinquecentesco del convento di San Bernardo. Passeggiando sotto i portici, è facile immaginare la vita che un tempo animava questi spazi, tra studenti, religiosi e professori.

All’esterno, sul lato sinistro dell’edificio, si apre un ampio giardino di pertinenza della Biblioteca. È un angolo verde che custodisce ancora i resti delle tre cappelle della navata destra della chiesa tardo-cinquecentesca di San Bernardo, crollata nel 1971.
Crediti
Foto di Giovanni Dall’Orto, Legislature.Camera.it, e Geobia
