Biblioteca Sormani: un palazzo di libri

Nel cuore di Milano si nasconde un palazzo che è molto più di una biblioteca. La Biblioteca Sormani, un tempo dimora di cardinali e nobili, oggi è la casa dei libri e dei lettori, dove il barocco dialoga con l’architettura moderna. Qui le stanze, ricoperte di libri e periodici, sono pareti affrescate che sono state teatro di tè regali, feste da ballo e incontri irripetibili.

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Ora Biblioteca Sormani, ma prima un palazzo

La Biblioteca Sormani non è soltanto la più grande biblioteca pubblica di Milano: è un palazzo che ha attraversato secoli di trasformazioni, guerre, rinascite e nuove vocazioni. Le sue origini risalgono al Cinquecento, quando al posto dell’attuale edificio sorgeva una dimora più modesta, di cui resta memoria in una lapide ancora visibile nell’atrio. La vera svolta arrivò nel Seicento, quando il cardinale Cesare Monti acquistò la proprietà e decise di trasformarla in una residenza degna del suo rango e della sua collezione d’arte. Per farlo chiamò l’architetto Francesco Maria Richini, il grande protagonista della Milano barocca.

Orologio della Biblioteca Sormani

Alla morte del cardinale, il palazzo passò al nipote Cesare Monti-Stampa, che volle renderlo ancora più imponente commissionando a Francesco Croce una nuova facciata affacciata su Porta Tosa (oggi Largo Augusto), in pieno gusto barocchetto. Nel Settecento, invece, fu l’architetto Benedetto Alfieri – zio del poeta Vittorio – a ridisegnare la facciata sul giardino, arricchendola con stucchi e statue di Elia Vincenzo Buzzi e con un grande orologio dei fratelli Sangiusti. Intanto, il parco veniva progettato da Leopold Pollack, che regalò al palazzo un giardino elegante e scenografico, luogo di passeggiate e conversazioni aristocratiche.

Nel 1783 la proprietà passò agli Andreani, e grazie al matrimonio con Cecilia Sormani prese il nome di Palazzo Sormani-Andreani. Tra gli eredi spicca Paolo Andreani, figura curiosa e affascinante, ricordato come il primo aeronauta italiano a sperimentare il volo in mongolfiera. Nell’Ottocento il palazzo passò ai Verri, che portarono con sé un prezioso ciclo pittorico dedicato al mito di Orfeo, realizzato dal pittore nordico Carl Borromäus Andreas Ruthart: ventitré tele che raffigurano animali reali ed esotici, accanto a creature mitologiche, in un tripudio barocco che oggi si può ammirare nella celebre Sala del Grechetto.

La novecentesca Biblioteca Sormani

Il Novecento segnò un nuovo capitolo: nel 1930 il Comune di Milano acquistò il palazzo, destinandolo a sede museale. Ma la guerra cambiò tutto. I bombardamenti del 1943 distrussero l’ala su via della Guastalla, cancellando per sempre la sala da ballo e molte decorazioni interne.

Fu solo nel dopoguerra che il palazzo trovò la sua nuova identità: nel 1956, grazie al progetto dell’architetto Arrigo Arrighetti, nacque la Biblioteca Sormani come la conosciamo oggi, inaugurata il 10 marzo 1956. Arrighetti scelse un linguaggio moderno e razionalista per la parte ricostruita, creando un dialogo sorprendente con le architetture barocche.

Le sale nascoste della Biblioteca Sormani

Al piano terra, l’atrio d’ingresso della Biblioteca Sormani accoglie i visitatori con la sua sobria eleganza: un tempo luogo di passaggio per servitori e ospiti, oggi è lo spazio dedicato alla lettura dei quotidiani, quasi a ricordarci che la socialità, qui, è sempre stata di casa. Salendo lo scalone monumentale di Francesco Maria Richini, ci si ritrova al piano nobile, dove la grande sala di lettura illumina i pensieri con i suoi novantasei lucernari circolari.

Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani
Volta affrescata della Biblioteca Sormani

Ma la Biblioteca Sormani tiene i suoi veri capolavori ben nascosti. La Sala del Grechetto, con le ventitré tele dedicate al mito di Orfeo, è un trionfo barocco di animali reali ed esotici, dipinti con un realismo sorprendente da Carl Borromäus Andreas Ruthart e dai suoi collaboratori. Qui galli, leoni, cavalli e creature fantastiche come unicorni e fauni convivono in un bestiario che sembra animarsi sotto lo sguardo del visitatore. È un ambiente che un tempo fu salotto aristocratico e che oggi, pur trasformato in spazio culturale, conserva intatta la sua aura di meraviglia.

Accanto a questa, la Sala dei Putti della Biblioteca Sormani racconta un’altra pagina di storia: la volta decorata con figure giocose introduce a un grande dipinto del Nuvolone, realizzato per celebrare il passaggio a Milano di Maria Anna d’Austria nel 1649. È come se le pareti stesse fossero testimoni di incontri solenni e momenti di festa, pronti a svelare frammenti di un passato nascosto.

Uno dei volumi preziosi custoditi nella torre della Biblioteca Sormani

E poi c’è la torre libraria, un volume tecnico in ferro e scaffalature, nata per custodire i volumi più preziosi: un cuore segreto che collega idealmente la parte antica e quella moderna del palazzo.

Una biblioteca trifronte

Facciata seicentesca della Biblioteca Sormani
Facciata settecentesca della Biblioteca Sormani
Scorcio del lato novecentesco della Biblioteca Sormani

La Biblioteca Sormani si presenta come un palinsesto architettonico, dove ogni facciata racconta un’epoca diversa della storia milanese. Sul lato di Largo Augusto domina la facciata barocca voluta da Cesare Monti-Stampa e realizzata da Francesco Croce: elegante, scenografica, pensata per stupire chi arrivava dalla piazza di Porta Tosa. Sul lato opposto, verso il giardino, la Biblioteca Sormani presenta la facciata neoclassica disegnata da Benedetto Alfieri a metà Settecento, arricchita da stucchi e statue di Elia Vincenzo Buzzi e sormontata da un grande orologio dei fratelli Sangiusti, quasi a scandire il tempo della vita di palazzo. Infine, su via della Guastalla, si incontra la parte moderna, quella ricostruita da Arrigo Arrighetti dopo i bombardamenti del 1943: linee razionaliste, severe, che dialogano con il barocco senza imitarlo, creando un contrasto che oggi è diventato la cifra stessa della biblioteca.

Al centro di questo intreccio di stili si apre il cortile d’onore, progettato nel Seicento da Francesco Maria Richini. È un luogo che ancora oggi conserva la sua imponenza: il porticato a cinque arcate sembra accogliere i visitatori con un gesto ampio e solenne, mentre lo scalone monumentale invita a salire verso il piano nobile.

Non solo sfogliare: visitare Palazzo Sormani

La Biblioteca Sormani è una biblioteca pubblica e, come tale, le sue porte sono sempre aperte a chiunque voglia leggere, studiare o semplicemente respirare un po’ di storia tra scaffali e cortili. Ma c’è un modo speciale per conoscerla davvero: partecipare alla visita guidata che permette di scoprire gli spazi più preziosi del palazzo, quelli che raccontano la sua anima storica, architettonica e artistica.

La visita, condotta da un bibliotecario che accompagna i partecipanti con racconti e curiosità, dura circa 90 minuti. Il ritrovo è fissato nell’atrio d’ingresso e, per mantenere l’esperienza intima e piacevole, i gruppi sono limitati a un massimo di 15 persone e prevede la prenotazione obbligatoria utilizzando questo modulo. Per ulteriori informazioni consultare il sito ufficiale della Biblioteca Sormani.

Crediti

Foto di Sailko, Paolobon140, G.dallorto, Bramfab,