Nascosto in Via Lancetti lontano dalle rotte più battute del design district, esiste uno spazio che sfida ogni definizione convenzionale. Nilufar Depot non è una galleria nel senso tradizionale, non è un museo, non è nemmeno propriamente uno showroom. È un luogo dove il design si fa architettura, dove il vintage dialoga con il contemporaneo, dove ogni superficie diventa palcoscenico.
Capire dove va il design a Nilufar Depot
Nilufar Depot doveva essere solo un magazzino. Nina Yashar, gallerista visionaria e collezionista compulsiva, aveva bisogno di spazio per i pezzi accumulati in decenni di ricerca ossessiva. 1500 metri quadrati ricavati da un’ex fabbrica di argenteria, che avrebbero dovuto semplicemente contenere, custodire, archiviare. Invece, è nato un manifesto.

Dal 13 aprile 2015, data della sua inaugurazione, Nilufar Depot è diventato meta di pellegrinaggio per chiunque voglia comprendere dove sta andando il design, non solo durante il Fuorisalone, ma in ogni momento dell’anno. Chi decide di spingersi fuori dalle zone centrali viene ricompensato con allestimenti che ridefiniscono il concetto stesso di esposizione: pezzi storicizzati e progetti radicali convivono fianco a fianco, in una narrazione sempre mutevole.

Prima di Nilufar Depot, dal 1979, quando Nina Yashar ha fondato Galleria Nilufar in via Bigli specializzandosi in tappeti antichi – eredità dei suoi genitori iraniani – fino ad oggi, il filo conduttore è sempre stato lo stesso: il design può e deve raccontare storie. La galleria ha trasformato i tappeti orientali ed europei da oggetti d’arredo a protagonisti culturali, con mostre pionieristiche come “La rosa nel tappeto”. Poi, alla fine degli anni Novanta, il trasferimento in via della Spiga ha segnato l’apertura al mondo del mobile moderno e contemporaneo.
“La Scala” del design
L’architetto Massimiliano Locatelli ha progettato lo spazio del Nilufar Depot guardando al Teatro alla Scala, trasformando un capannone industriale in un’architettura scenografica dove ogni elemento ha una sua drammaturgia. Il grande palcoscenico centrale è circondato da balconate con ringhiere amovibili, pensate per permettere la movimentazione dei pezzi attraverso muletti, ma che evocano immediatamente i palchi di un teatro ottocentesco.

C’è un aneddoto che racconta l’essenza di Nilufar Depot: all’ultimo momento, proprio prima dell’inaugurazione, Nina Yashar decise che i palchi avevano bisogno di ottanta centimetri in più. Non di meno. Per ottenere la giusta altezza, il giusto respiro, l’unica soluzione era scavare sotto il pavimento. E così fu fatto.
Nel corso degli anni, il Nilufar Depot si è trasformato in un camaleonte culturale, assumendo identità sempre diverse e sempre coerenti con la sua natura sperimentale. Nel 2017, le strisce di nastro adesivo bianco hanno ridisegnato lo spazio in una versione sui generis della scenografia di Dogville di Lars von Trier: non case e strade di una cittadina immaginaria, ma ambienti domestici ideali, tracciati con gesto minimale e concettuale.

Due anni dopo, con la mostra “Far” firmata da Space Caviar, lo spazio è diventato la Vienna avanguardista degli anni Sessanta, con le enormi “bolle” pneumatiche del collettivo Haus-Rucker-Co a ridefinire il concetto di abitabilità e confine.
In altri momenti, il Depot si è trasformato in una grande libreria indipendente, con volumi d’arte e riviste ad occupare ogni angolo, o ha ospitato la rivoluzionaria mostra su Lina Bo Bardi e Giancarlo Palanti (2018), frutto di un’indagine storiografica lunga e appassionata condotta con l’Instituto Bardi / Casa de Vidro di San Paolo.
Organizzare una visita a Nilufar Depot

Durante la Milano Design Week e il Fuorisalone, Nilufar Depot diventa una delle location imperdibili per chi vuole cogliere le tendenze e le sperimentazioni più radicali del design contemporaneo, ma il Nilufar Depot è aperto tutti i giorni (domenica esclusa) dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00.
Crediti
Foto: courtesy of GC Agency.
