Dimenticate per un attimo i marmi, i bronzi e le tele. Il Museo Kartell a Noviglio, a pochi chilometri da Milano, celebra qualcosa di molto più rivoluzionario: la plastica. E no, non è una provocazione ambientalista al contrario, ma un racconto affascinante di come un materiale “umile” sia diventato protagonista del design democratico più iconico del Novecento. Fondato nel 1999 in occasione del cinquantesimo anniversario dell’azienda, il Museo Kartell custodisce oltre 8.000 oggetti, 5.000 disegni e 15.000 fotografie che raccontano settant’anni di innovazione, coraggio e bellezza accessibile.
Quando la plastica smette di essere “plasticaccia”
La storia narrata al Museo Kartell inizia nel 1949, quando l’ingegnere chimico Giulio Castelli – allievo del premio Nobel Giulio Natta, che lo vinse proprio perché inventore della plastica – fonda Kartell con un’idea che ai più sembrava folle: utilizzare le materie plastiche per l’arredo domestico, sostituendo vetro e legno. All’epoca la plastica era considerata un surrogato economico, roba da poco. Castelli la vide diversamente: un materiale del futuro, da nobilitare attraverso la tecnologia e il design.

La sfida era doppia: trasformare la materia e, soprattutto, la sua percezione. Kartell ci riuscì combinando tecnologie industriali innovative con il lavoro dei migliori designer italiani e internazionali. Il risultato? Oggetti colorati, ben rifiniti, democratici nel prezzo ma aristocratici nella forma. Cestini, contenitori, bacinelle: tutto ciò che prima si nascondeva divenne qualcosa da esibire con orgoglio.
Grandi nomi del design al lavoro con la plastica
Il primo prodotto Kartell fu il portasci K101 nel 1950: leggero, pratico, rivoluzionario. Ma è negli anni ’60 che l’azienda decolla, cavalcando l’onda del “Made in Italy” e sviluppando una ricerca ossessiva sui materiali plastici. Designer come Anna Castelli Ferrieri e Gino Colombini ridefiniscono forme e funzioni, dando vita a oggetti che entrano nelle case di tutto il mondo.
Nel 1972 arriva la consacrazione: il MoMA di New York invita Kartell alla mostra “Italy: The New Domestic Landscape”, esponendo prototipi abitativi firmati da Gae Aulenti, Ettore Sottsass e Marco Zanuso. Da quel momento, numerosi prodotti Kartell entrano nella collezione permanente del museo newyorkese e collezionano premi internazionali, tra cui il prestigioso Compasso d’Oro.

Ma anche le storie di successo hanno i loro momenti bui. A metà anni ’80, quando il pubblico si innamora di nuovo dell’artigianato e delle produzioni limitate, Kartell attraversa una crisi. La svolta arriva nel 1988, quando Claudio Luti – reduce dall’esperienza con Gianni Versace – acquisisce l’azienda e decide di ripartire dalle radici: tecnologia moderna, designer eccellenti, immagine curata.
La prima mossa geniale è chiamare Philippe Starck. Insieme creano la Dr. Glob, una sedia che abbina acciaio e polipropilene, ha spigoli decisi, colori pastello e un prezzo abbordabile (150.000 lire contro le 800.000 della concorrenza). È un successo clamoroso.
Poi arriva Vico Magistretti con la Maui, progettata direttamente in fabbrica con gli operai: «Dobbiamo fare il culo più bello tra tutte le sedie», diceva. E ci riuscì: la Maui è la prima seduta al mondo in monoscocca di plastica senza nervature o rinforzi metallici. Oggi è una delle sedie più vendute al mondo.
Le icone del Museo Kartell che probabilmente hai a casa

Il Museo Kartell è un luogo dove il design contemporaneo si racconta attraverso i suoi capolavori più rivoluzionari. Tra le opere custodite spicca la celebre Bookworm di Ron Arad, una libreria flessibile capace di piegarsi e assumere forme sempre nuove senza perdere resistenza: nata come scultura in metallo, è stata trasformata da Kartell in un oggetto di uso quotidiano grazie a un’innovativa ricerca sui processi di estrusione della plastica. Accanto a lei, l’iconica poltrona Eros di Philippe Starck, con la sua seduta trasparente e avvolgente che poggia su una struttura cromata centrale, disponibile in una gamma cromatica che va dal cristallo al blu cobalto fino alle versioni opache, ha ridefinito il concetto di eleganza accessibile. E ancora, Mobil di Antonio Citterio, una serie di cassettiere trasparenti e colorate che hanno cambiato per sempre l’idea di contenitore domestico, trasformandolo in un elemento di design.
Ogni pezzo custodito nel museo è il frutto di collaborazioni straordinarie con i grandi protagonisti della creatività internazionale: da Patricia Urquiola a Piero Lissoni, da Ferruccio Laviani a Michele De Lucchi, fino a Ettore Sottsass. Designer che hanno creduto nella possibilità di rendere il design di qualità non un lusso per pochi, ma un linguaggio universale, capace di entrare nelle case di tutti.
Visitare il Museo Kartell

Il Museo Kartell ha sede nell’edificio progettato da Anna Castelli Ferrieri e Ignazio Gardella a Noviglio, considerato uno degli esempi più interessanti di architettura industriale in Lombardia. Il percorso espositivo permanente si sviluppa su oltre 2.000 metri quadrati, con un allestimento curato dall’architetto Ferruccio Laviani.


Qui potrete immergervi in settant’anni di innovazione: dagli autoaccessori ai casalinghi, dalle lampade agli articoli da laboratorio, dai mobili ai complementi d’arredo che hanno rivoluzionato le nostre case. Ogni oggetto racconta un pezzo di storia italiana, di coraggio imprenditoriale, di visione democratica del bello. Inoltre, nel 2025 il Museo Kartell ha inaugurato “Spazio Archivio”, l’archivio storico dell’azienda che tra progetti, idee, materiali di studio e oggetti racchiude il cuore e la mente di Kartell.
Il museo è visitabile su prenotazione attraverso il sito ufficiale Kartell e organizza visite guidate, mostre temporanee, pubblicazioni e ricerche per diffondere la cultura del design presso il grande pubblico.
Crediti
Foto di Sailko e Courtesy of Museo Kartell.
