Quando scocca l’ora dell’aperitivo, non c’è spazio per esitazioni tra Spritz Campari o Aperol. Ma se mai restasse un dubbio, basta varcare le porte della Galleria Campari a Sesto San Giovanni per lasciarsi convincere da quel rosso inconfondibile. Da un piccolo borgo della Lomellina al centro di Milano, fino a conquistare i bicchieri di mezzo mondo.
L’aperitivo milanese che nasce… a Novara
I primi capitoli del racconto di Galleria Campari sono inaspettati: come può l’icona delle sere milanesi nascere in Piemonte?
La storia comincia nel 1828, a Cassolnovo nella Lomellina: qui nasce Gaspare Campari, figlio di agricoltori. Ma questo ragazzo, invece di pensare ai campi e al raccolto, ha una passione completamente diversa: i liquori. A quattordici anni molla tutto e si trasferisce a Torino, dove entra come garzone in una liquoreria di Piazza Castello. Ed è lì, tra alambicchi che fumano e profumi che girano per l’aria, che Gaspare capisce qual è la sua strada.

Poi il salto, che anticipa il genio imprenditoriale che permetterà l’apertura della Galleria Campari. Dopo l’esperienza torinese, Gaspare Campari apre il Caffè dell’Amicizia a Novara ed è proprio qui che succede la magia: Gaspare inizia a sperimentare tra Liquore Rosa, Olio di Rhum, Elisir di Lunga Vita. Ma il colpo di genio arriva con un “Bitter all’uso d’Hollanda” – un liquore rosso rubino intenso, fatto con più di quaranta ingredienti tra frutti, erbe e spezie. Un sapore che ti prende alla sprovvista: dolce e amaro insieme, agrumi che pizzicano e chiodi di garofano che riscaldano. È nato il Bitter Campari.
Finalmente Milano: Campari diventa icona
A dirla tutta, la Galleria Campari è a Sesto San Giovanni. Ma non è ancora ora di quel punto della storia. Nel 1862, Gaspare fa la mossa della vita: si trasferisce a Milano e imbastisce un piccolo giro di affari con un negozio di liquori in via Rastrelli, che gli permetterà di aprire il Caffè Campari nel Coperto dei Figini, proprio di fronte al Duomo.

Qui è anche una questione di tempismo: quattro anni dopo, il Coperto viene demolito per fare spazio alla Galleria Vittorio Emanuele II, il salotto buono di Milano. E chi si era già assicurato un posto nel nuovo edificio? Proprio Gaspare Campari con il suo liquido rosso rubino. Nel 1867, quando la Galleria viene inaugurata (anche se i lavori finiranno solo nel 1878) , il Caffè Campari è già lì, pronto ad accogliere tutta l’alta società milanese. E va che è una meraviglia: il locale diventa un punto di riferimento, Gaspare diventa ricco, tanto che quando muore nel 1882, il Corriere della Sera scrive che lascia “cinque figli e un bel patrimonio di circa mezzo milione”. Ma soprattutto, il Campari diventa pian piano parte dell’identità milanese.
Il Camparino di Galleria

Gaspare Campari viene a mancare nel 1882 e le redini dell’attività passano al figlio Davide, primo milanese nato proprio in Galleria e vero artefice della Galleria Campari. Ma prima di arrivare al nuovo stabilimento, Davide si dedica ad un altro iconico progetto di famiglia: il Caffè Camparino. Dal 1915, all’angolo opposto rispetto al Caffè Campari, il Camparino racchiude tutta l’identità Campari: bancone intarsiato firmato Eugenio Quarti, lampadari di Alessandro Mazzucotelli, mosaici di Angelo d’Andrea. Tutto in stile liberty, tutto curato nei minimi dettagli. Ma il vero tocco da genio? Un sistema innovativo che porta acqua di seltz refrigerata direttamente dalle cantine, così il Campari Soda è sempre perfetto, sempre alla temperatura giusta, sempre pronto.
Il Camparino diventa subito IL posto. Artisti, intellettuali, personalità di spicco di Milano – tutti passano di lì. L’aperitivo non è più solo una bevanda, diventa un rito sociale, un momento di incontro, il cuore pulsante della vita milanese.
L’identità pop del brand in scena alla Galleria Campari
Davide Campari, però, non si limita a vendere bitter, lui vuole creare un’icona culturale: la storia di questa costruzione è il fulcro del racconto di Galleria Campari.


Parte tutto nel 1889 con un piccolo annuncio sul Corriere della Sera. Poi nel 1890 arriva la svolta: collaborazione con le Officine Grafiche Ricordi. E da lì è un crescendo di genialità: Fortunato Depero con i suoi manifesti futuristi che sembrano esplodere di energia, Bruno Munari che crea declinazioni grafiche così iconiche che finiscono persino al MoMA di New York, Marcello Dudovich con “Il Bacio Rosso” del 1901, un manifesto così provocatorio ed erotico per l’epoca che fa scandalo (e ovviamente funziona alla grande), Leonetto Cappiello che nel 1921 crea “Lo Spiritello”, la prima mascotte dell’azienda.
Poi arriva la TV. Carosello, dal 1957 al 1977, porta Campari nelle case di tutti gli italiani. E quando serve un tocco di cinema vero, chi chiama Campari? Federico Fellini, che nel 1984 gira “La ragazza sul treno”, e poi l’iconica campagna, ancora oggi in essere, la “Red Passion”.
La Galleria Campari

Inaugurata nel 2010 per i 150 anni del brand, la Galleria Campari è ospitata nella storica palazzina Liberty che era il primo stabilimento Campari, aperto da Davide nel 1904. Un edificio rimasto attivo fino al 2005, poi trasformato dagli architetti Mario Botta e Giancarlo Marzorati in un museo aziendale.
Al primo piano, il percorso di Galleria Campari è tutto incentrato sulla storia del brand attraverso tre filoni – arte, comunicazione e produzione. Si vede come Campari ha influenzato (e continua a influenzare) la cultura visiva italiana. Ci sono i manifesti originali di Depero, Munari, Cappiello. Ci sono i bozzetti, le prove di stampa, le fotografie d’epoca.

Al secondo piano, invece, ci si immerge nel prodotto vero e proprio. C’è il mondo del bar: bottiglie storiche di tutte le forme e dimensioni, bicchieri d’epoca che sono opere d’arte shaker originali, oggetti di design. Si vede l’evoluzione della bottiglia Campari Soda, quella conica disegnata da Depero nel 1932 che è rimasta praticamente invariata fino a oggi. Insomma, la storia di come un semplice aperitivo sia diventato un fenomeno di costume, un simbolo del lifestyle italiano riconosciuto in tutto il mondo.
E poi ci sono le mostre temporanee, che cambiano regolarmente e approfondiscono aspetti specifici: il rapporto tra Campari e il cinema, il design delle etichette, la storia della pubblicità italiana.
Informazioni pratiche la visita alla Galleria Campari
La Galleria Campari si trova in Viale Antonio Gramsci 161 a Sesto San Giovanni. Ci si arriva comodamente con la Metro rossa (M1), fermata Sesto Rondò.
Orari: sabato e domenica dalle 10:30 alle 18:00 (ultimo ingresso alle 17:00).
Visite disponibili sul sito ufficiale di Galleria Campari:
- Visita autonoma: giri con i tuoi tempi, dura circa un’ora, ma puoi restare quanto vuoi
- Visite guidate in italiano e inglese: se vuoi approfondire con una guida esperta
- Visite guidate con aperitivo: conclude il tour con un brindisi al Bar Campari
Crediti
Foto di Franz Laskoff, Sailko, neznámý.
