La Fondazione Vico Magistretti è lo studio autentico dell’architetto e designer milanese, oggi trasformato in museo. Qui si trovano tavoli da disegno, lampade iconiche, schizzi originali e arredi che raccontano decenni di creatività. Ogni ambiente conserva dettagli curiosi, come lo specchio che permetteva di osservare la chiesa di fronte senza alzarsi dalla scrivania. Accanto agli spazi originali, la Fondazione propone mostre temporanee, incontri e attività che mostrano da vicino il mondo del design italiano.
La Fondazione Vico Magistretti è uno studio-museo che permette di conoscere da vicino la vita e il lavoro di uno dei grandi protagonisti dell’architettura e del design italiano. Lo studio di Vico, tra via Conservatorio e via Vincenzo Bellini a Milano, è rimasto piccolo e raccolto: ottanta metri quadri al piano rialzato e meno di cinquanta al piano interrato. Qui Magistretti lavorava con il suo inseparabile geometra Franco Montella, in uno spazio che fino al 2010 non aveva nemmeno l’acqua calda. Eppure, da questo “mini loft” uscivano idee che avrebbero cambiato il design italiano.

Oggi lo studio è diventato un museo, ma conserva ancora quell’atmosfera da officina creativa. La sala riunioni ha il tavolo originale e la lampada Sonora, lo studio personale mostra i tavoli da lavoro, il divano Portovenere e pannelli pieni di schizzi e lettere. C’è persino un piccolo specchio piazzato nella finestra: Magistretti lo usava per sbirciare la chiesa di Santa Maria della Passione senza alzarsi dalla sedia.
Ma chi è Vico Magistretti?

Ludovico Magistretti, conosciuto da tutti come Vico, nasce a Milano il 6 ottobre 1920 in una famiglia di architetti da generazioni. Dopo il liceo classico Parini, nell’autunno del 1939 si iscrive alla Facoltà di Architettura del Regio Politecnico di Milano. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e il rischio di deportazione in Germania durante il servizio militare, lascia l’Italia e si rifugia in Svizzera. Qui prosegue gli studi al Champ Universitaire Italien di Losanna, istituito presso l’università locale.
Durante la permanenza in Svizzera incontra Ernesto Nathan Rogers, fondatore dello studio BBPR e rifugiato a causa delle leggi razziali. Questo incontro segna profondamente la sua formazione: Magistretti riconoscerà sempre in Rogers il suo maestro. Tornato a Milano nel 1945, il 2 agosto consegue la laurea in Architettura al Politecnico e inizia subito a lavorare nello studio del padre Pier Giulio, scomparso proprio in quell’anno.
In quello stesso studio piccolo ma vivace, oggi sede della Fondazione Magistretti, l’architetto e designer porterà avanti la sua attività per oltre sessant’anni, affiancato dal geometra Franco Montella, collaboratore fidato dal 1951 al 2003.

Gli anni ’50 rappresentano per Vico una fase di grande fermento: il giovane architetto si distingue rapidamente come una delle figure più brillanti della cosiddetta “terza generazione”. In questo periodo, e nei decenni successivi, realizza numerosi interni domestici, dai grandi appartamenti borghesi alle unità abitative in edifici condominiali. I suoi progetti si caratterizzano per l’assenza di intenti decorativi e per la capacità di creare spazi funzionali e accoglienti, pensati per chi li abita. Ne emerge una visione dell’abitare elegante, libera e disinvolta, oggi conservata presso l’archivio della Fondazione Magistretti.
L’Italian Design di Magistretti
La Fondazione Magistretti conserva anche le tracce di quello che lo stesso Vico definiva un “un miracolo” reso possibile dall’incontro di tre elementi fondamentali: architetti, produttori e artigiani: l’Italian Design.

A partire dagli anni ’60 avvia collaborazioni con aziende come Artemide, Cassina e Gavina, dando vita a oggetti destinati a diventare veri classici del design contemporaneo. Il suo primo progetto entrato in produzione risale al 1960: la sedia Carimate, pensata per arredare il ristorante del golf club di Carimate, progettato insieme a Guido Veneziani, e successivamente prodotta da Cassina. Con Artemide firma una serie di lampade che ancora oggi sono icone: la Mania, la Dalù, la Chimera e la più celebre Eclisse, premiata con il Compasso d’Oro nel 1967. Tra gli arredi, dopo i tavolini Demetrio, realizza la sedia Selene, che insieme alla Panton Chair e all’Universale di Joe Colombo si contende il primato di prima sedia in plastica al mondo.


Negli anni ’90 Magistretti apre nuove collaborazioni con Kartell, Campeggi e Fritz Hansen. Per Kartell disegna quattro sedie, tra cui la Maui, che grazie al successo internazionale è diventata probabilmente la sedia più venduta della sua carriera.
Attività di Fondazione Magistretti
La Fondazione Vico Magistretti organizza nella sua sede mostre dedicate al design e all’architettura, affiancate da visite guidate, incontri, conversazioni e attività formative. Non mancano laboratori e programmi educativi pensati per le scuole, con l’obiettivo di avvicinare pubblici diversi al mondo del progetto. Attualmente è visitabile la mostra Il Magitretti Inglese mentre la nuova esposizione Suppergiù 60 sedie in 20 annisarà inaugurata a breve.
Visitare la Fondazione Magistretti
Le visite alla Fondazione si svolgono solo su prenotazione, poiché ognuna è accompagnata da una guida esperta, che racconta la storia dello studio, gli oggetti originali conservati e il percorso creativo di Vico Magistretti.
- Martedì: dalle 10:00 alle 18:00
- Giovedì: dalle 14:00 alle 20:00
- Ultimo sabato del mese: dalle 11:00 alle 15:00
Crediti
Foto di Tommaso feltrin, Austin Calhoon, Phillip Pessar, Paolo Monti
