Le tracce di design e progetto proposte dalla Fondazione Achille Castiglioni non sono solo una questione di forme eleganti o di soluzioni tecniche impeccabili. Certo, gli oggetti di Achille sono pensati per funzionare e rispondere a un bisogno concreto, ma anche per divertire. Perché il design sia tale, serve che ogni ogni progetto sia un piccolo gioco di intelligenza, curiosità e ironia.
Chi è Achille Castiglioni?

La Fondazione Castiglioni racconta la storia familiare di Achille, nato a Milano il 16 febbraio 1918, figlio di Livia Bolla e dello scultore Giannino Castiglioni. In una famiglia dove l’arte e la creatività sono di casa non sorprende che diventi presto uno dei protagonisti assoluti del design italiano. Dopo la laurea in Architettura nel 1944, Achille inizia a muovere i primi passi nel mondo del progetto, ma in realtà la sua avventura era cominciata già qualche anno prima.
Dal 1940, insieme ai fratelli Livio e Pier Giacomo, si dedica alla sperimentazione sul prodotto industriale nello studio di Corso Porta Nuova 52. All’inizio condividono quello spazio con Luigi Caccia Dominioni, altro nome importante del design milanese. Poi, negli anni Sessanta, l’edificio viene demolito, così Achille e Pier Giacomo si trasferiscono in piazza Castello 27, oggi sede di Fondazione Achille Castiglioni.
Fin da bambino, Achille aveva un occhio speciale per gli oggetti: li osservava, li smontava, cercava di capire come funzionavano. Non si trattava di collezionismo, ma di pura curiosità. Nel tempo ha raccolto centinaia di oggetti, spesso senza alcun valore economico, ma capaci di incuriosirlo per una forma insolita, un dettaglio ingegnoso, un meccanismo buffo. Li chiamava “object trouvés”: piccole scoperte quotidiane che diventavano spunti di riflessione e di progetto.
Oggi, quella collezione di oggetti, insieme a disegni, prototipi e materiali di lavoro, è custodita proprio nello studio di piazza Castello 27. È lo stesso luogo dove Achille e Pier Giacomo hanno lavorato per decenni e che ora ospita la Fondazione Achille Castiglioni.
Il “Metodo Castiglioni”
Come raccontano gli oggetti custoditi nella Fondazione Achille Castiglioni, il maestro non ha mai cercato di imporre uno “stile” riconoscibile, ma piuttosto un modo di lavorare. Il famoso Metodo Castiglioni, ereditato dal padre Giannino, nasce dall’idea che un oggetto debba prima di tutto funzionare bene, e che la sua forma derivi proprio da quella funzionalità. Ma attenzione: mai con un approccio rigido o serioso. Dentro ogni progetto c’è sempre un pizzico di ironia, capace di sorprendere rendere immediatamente umani gli oggetti.

Il design è, anche secondo i curatori della Fondazione Achille Castiglioni, espressività e funzionalità, unite, però, alla ricerca su materiali, tecnologie e processi produttivi. Ogni prodotto industriale deve portare con sé creatività, invenzione e praticità, ma anche un guizzo inaspettato che strappa un sorriso a coloro per cui l’oggetto è progettato. E proprio da questa attenzione nasce l’idea della “componente principale di progettazione”: quell’elemento chiave attorno a cui ruota tutto il progetto.

A volte la componente era puramente funzionale, come nel caso di una semplice mazza per piantare pali nei vigneti: il peso, indispensabile per la sua efficacia, determina la forma stessa dell’oggetto. Altre volte, invece, la componente era ironica, quasi giocosa. Lo sgabello Sella, di cui un esempio dentro la Fondazione Achille Castiglioni, ne è l’esempio perfetto: nato dall’abitudine di dondolarsi mentre si parla al telefono, è un ready-made che trasforma un tic quotidiano in un oggetto di design.
Le memorie di Fondazione Achille Castiglioni
Nel gennaio 2006 gli eredi di Achille Castiglioni hanno firmato un accordo con la Triennale per aprire al pubblico lo Studio Museo Achille Castiglioni e permettere che il suo prezioso lavoro di archivio potesse continuare a vivere. La famiglia, infatti, non voleva che quello spazio restasse chiuso: desiderava condividerlo, insieme alle storie e agli oggetti che custodiva-

Da questa volontà, e dalla necessità di dare forma e continuità ai tanti progetti legati allo Studio Museo, nasce il 14 dicembre 2011 la Fondazione Achille Castiglioni. La sua missione è chiara: catalogare, ordinare, archiviare e digitalizzare tutto ciò che ha fatto parte della vita professionale di Achille. Non solo progetti e disegni, ma anche fotografie, modelli, filmati, conferenze, libri, riviste e naturalmente gli oggetti che lui stesso aveva raccolto con instancabile curiosità. In altre parole, un universo intero che racconta oltre sessant’anni di attività, prima condivisa con i fratelli Livio e Pier Giacomo, poi portata avanti in prima persona.

L’archivio conservato presso la Fondazione Achille Castiglioni è impressionante per ricchezza e varietà. Parliamo di 191 progetti di architettura, 484 progetti di allestimenti e 290 di design industriale, custoditi in centinaia di tubi, scatole e cassetti, per un totale di circa 11.500 tra disegni tecnici e schizzi a mano libera. A questi si aggiungono 130 modelli plastici, circa 13.000 fotografie, 10.000 diapositive, oltre 6.500 lastre di vetro e negativi. E ancora: videocassette, DVD, audiocassette, migliaia di estratti di riviste, più di 2.200 libri, quasi 1.900 cataloghi e una collezione di 868 oggetti d’uso anonimi che Achille aveva raccolto nel tempo, affascinato dalla loro forma o dal loro ingegnoso funzionamento.
Visitare la Fondazione Achille Castiglioni
La Fondazione Achille Castiglioni si può visitare soltanto accompagnati da una guida. La prenotazione è obbligatoria e le visite si svolgono dal martedì al venerdì, con tre turni disponibili alle 10.00, 11.00 e 12.00, oltre a un sabato al mese. La durata è di circa un’ora, giusto il tempo per lasciarsi sorprendere.
Il percorso si snoda attraverso le quattro stanze dello studio. Nella prima si incontrano prototipi e modellini, testimonianza del lavoro quotidiano e delle tante sperimentazioni. La seconda stanza è dedicata ai tecnigrafi e a una serie di curiosità che raccontano il lato più pratico e ingegnoso del mestiere. La terza è forse la più sorprendente: qui sono raccolti gli “oggetti anonimi” che Achille Castiglioni ha collezionato nel corso della sua vita e che utilizzava nelle lezioni al Politecnico di Torino e di Milano per spiegare, con esempi concreti, i grandi temi del design. Infine, la sala delle riunioni: un ambiente che raccoglie diversi oggetti entrati nella storia del design, coprendo un arco di tempo significativo.
Crediti
Foto di Flos, Barbaragerosa, Geremia Anna, Holger.Ellgaard.
