Mura romane: confini di una città in espansione

Nel XII secolo Milano era diventata una città potente e temuta, tanto che Federico Barbarossa decise di annientarla completamente, quasi a volerla cancellare dalle mappe. Nel distruggerla, però, commise un errore che oggi possiamo considerare provvidenziale: abbatté edifici e monumenti, ma non si preoccupò di eliminare anche le loro fondamenta. Proprio quei resti delle mura romane, rimasti sepolti per secoli, sono diventati una miniera preziosa per archeologi, che hanno potuto ricostruire l’aspetto della Mediolanum romana.

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Mappa delle mura romane di Milano
In rosso: mura romane repubblicane di Milano; in blu: mura romane massimiane di Milano

Le mura romane repubblicane

Quando ancora si chiamava Mediolanum ed era una città in piena crescita, Milano, per difendersi e per mostrare la propria importanza, si munì della prima cinta delle mura romane, che racchiudeva un’area di circa 60 ettari con un perimetro di tre chilometri. Una città compatta, ma già ben protetta. Il tracciato seguiva grosso modo le attuali vie San Giovanni sul Muro, Cusani, dell’Orso, Filodrammatici, Agnello, Pattari, delle Ore, Pecorari, Paolo da Cannobio, Disciplini, San Vito, largo Carrobbio, Medici, Nirone e corso Magenta.

Sette erano le porte principali delle mura romane, veri e propri snodi di traffico e commercio: Porta Orientalis (in piazza della Scala), Porta Romana (in piazza Missori), Porta Ticinensis (al Carrobbio, accanto alla “Torraccia”), Porta Vercellina (in via Santa Maria alla Porta), Porta Giovia (in via San Giovanni sul Muro), Porta Cumana o Comacina (tra via Broletto e via dell’Orso, detta anche Porta del Cordusio) e Porta Tonsa (in zona via Larga). Da qui partivano le grandi strade consolari che collegavano Mediolanum al resto della Gallia Cisalpina.

Porta romana tra le mura romane di Milano

Le mura romane di Massimiano

Con l’arrivo di Diocleziano e della tetrarchia, Mediolanum divenne capitale dell’Impero Romano d’Occidente sotto Massimiano (293-305 d.C.). La città assunse il nome solenne di Aurelia Augusta Mediolanum e conobbe un’espansione senza precedenti. Le mura romane di Massimiano ampliarono l’area protetta a oltre 100 ettari, con un perimetro di 4,5 chilometri. Le vecchie mura repubblicane non furono demolite, ma trasformate in un muro interno. Vennero aperte tre nuove porte: Porta Nova (tra via Manzoni e via Bigli), Porta Argentea (in piazza San Babila) e Porta Herculea (in Largo Augusto). Questo ampliamento rifletteva la nuova grandezza della città, che si arricchì di palazzi, terme – come le Terme Erculee – e monumenti degni di una capitale imperiale.

Le mura medievali

Molti secoli dopo, nel 1156, Milano era in guerra con Federico Barbarossa. I milanesi decisero allora di costruire una nuova cerchia di mura medievali, più ampia, per proteggere anche i conventi e le chiese sorti fuori dal perimetro romano. La prima versione, fatta di terrapieni e palizzate, si rivelò fragile: nel 1162 Barbarossa riuscì comunque a distruggere la città. Così, nel 1171, si avviò la costruzione di una cinta più solida, in muratura, con un fossato alimentato dalle acque dell’Olona, del Seveso e del Nirone. Le porte romane furono ricostruite all’altezza della cerchia dei Navigli, diventando sei principali: Romana, Ticinese, Vercellina, Comacina, Nova e Orientale.

Cosa rimane oggi delle mura romane?

Torraccia del Carrobbio tra le mura romane di Milano

Oggi delle antiche mura romane di Milano restano frammenti sparsi, ma preziosi. Nel cortile del Museo Archeologico si può ammirare una torre poligonale a 24 lati e un tratto delle mura massimiane. In via Carrobbio resiste la “Torraccia”, una torre di Porta Ticinese risalente al I secolo. Nei sotterranei di via San Vito si conservano tratti delle mura repubblicane, con un graffito in lingua leponzia che testimonia la persistenza della cultura celtica anche dopo la conquista romana. Altri frammenti si trovano in via Medici, in via Montenapoleone e persino nei sotterranei del Grand Hotel et de Milan, dove nel 1991 è stato restaurato un tratto delle fondazioni massimiane.

Una passeggiata archeologica nei dintorni

Dopo aver seguito le tracce delle mura romane di Milano, il percorso continua naturalmente verso il Museo Archeologico. Pochi passi più in là, lungo corso Magenta, si apre la Basilica di San Maurizio al Monastero Maggiore. Varcata la soglia, lo sguardo viene catturato da un’esplosione di colori: affreschi rinascimentali che ricoprono ogni parete, raccontando storie sacre e profane con una vivacità che le è valsa il soprannome di “Cappella Sistina di Milano”. Da qui si può deviare verso via Brisa, dove si trovano i resti del Palazzo Imperiale romano. Camminando tra i mosaici pavimentali e i frammenti di mura, si percepisce la grandezza della Mediolanum capitale dell’Impero d’Occidente sotto Massimiano. Il percorso può concludersi in via De Amicis, dove si trovano i resti dell’Anfiteatro romano. Oggi inglobati nel Parco Archeologico, questi ruderi evocano le corse dei gladiatori e gli spettacoli che animavano la città.

Crediti

Foto di Civvì, Paolobon140, Margherito1.