Perfettamente integrato nel tessuto milanese, il quartiere Sarpi – Chinatown si dirama attorno a via Paolo Sarpi, oggi completamente pedonale, che si estende per circa un chilometro tra piazza Baiamonti e piazza Gramsci. Qui insegne con ideogrammi si alternano a quelle italiane, i supermercati etnici convivono con le botteghe storiche, i ristoranti autentici con i locali alla moda.
In origine, molto prima che arrivassero lanterne rosse e insegne in ideogrammi, la zona era conosciuta come Borgo degli Ortolani. In quest’ area agricola fertile e ben irrigata, appena fuori dalle mura spagnole di Milano, i contadini coltivavano ortaggi e verdure che vendevano direttamente ai cittadini. Per i milanesi era una comodità: bastava uscire dalle mura per rifornirsi di prodotti freschi senza pagare il dazio. Ma questa posizione privilegiata dava agli ortolani un certo potere: a volte esageravano con i prezzi o trattavano i clienti con poca cortesia. Così i milanesi li soprannominarono “gozzuti”, trasformando il Borgo degli Ortolani in Borgh di goss.
Con il tempo, la campagna lasciò spazio a nuove case e attività. E fu negli anni ’20 del Novecento che arrivò la svolta: i primi immigrati cinesi, provenienti soprattutto dalla regione dello Zhejiang e dalla città di Wenzhou, scelsero proprio questa zona per stabilirsi. Non fu un caso: i cortili delle case milanesi erano perfetti per ospitare piccoli laboratori artigianali. All’inizio si lavorava la seta, soprattutto per la produzione di cravatte, favorita dalla vicinanza con il distretto tessile comasco. Durante la Seconda guerra mondiale, la seta lasciò spazio alla pelle: qui si producevano cinture militari per l’esercito italiano e tedesco.
Nel dopoguerra, arrivò l’abbigliamento, e il quartiere si trasformò in un vero e proprio polo produttivo e commerciale, tanto che già durante gli anni ’30 la zona era conosciuta come il “quartier generale dei cinesi”. Una leggenda vuole che il primo cinese insediatosi qui sia stato Wang Sang, detto “Romanino”, un pellettiere arrivato a Milano nel 1937 e rimasto fino al 2009.

Negli anni ’80 e ’90, con la crescita della comunità cinese, il quartiere cambiò ancora: non più solo laboratori e commercio all’ingrosso, ma anche negozi al dettaglio, supermercati etnici, erboristerie, librerie e ristoranti. Sarpi – Chinatown divenne un punto di riferimento non solo per i cinesi di Milano, ma per tutta la Lombardia.
La ricerca del raviolo migliore: mangiare in Sarpi- Chinatown

Se c’è un motivo per cui i milanesi e i turisti si danno appuntamento in Sarpi – Chinatown, è senza dubbio il cibo. Camminando lungo via Paolo Sarpi, l’aria è un continuo susseguirsi di profumi: spezie che arrivano dalle cucine, il vapore che esce dalle piccole botteghe, l’aroma intenso del tè che si mescola a quello dei ravioli appena scottati sulla piastra. È impossibile non lasciarsi tentare.
Il primo incontro, quasi inevitabile, è con la Ravioleria Sarpi. Non serve nemmeno cercarla: basta seguire la fila di persone che si allunga sul marciapiede. Dietro una vetrina, i cuochi lavorano la pasta a mano, chiudono i ravioli con gesti rapidi e sicuri, e li buttano subito a cuocere. Prendere un cartoccio di ravioli fumanti e continuare la passeggiata è quasi un rito, oppure mangiarli nei giardinetti Lea Garofalo.
Ma ogni angolo ha qualcosa da offrire. C’è chi prepara i baozi, quei soffici panini al vapore ripieni di carne o verdure, che si mangiano con le mani e che scaldano nelle giornate fredde: consigliatissimi Poco più avanti, dietro un’insegna discreta, si nasconde Ramen a mano, dove i cuochi tirano a mano i lamian, i noodles cinesi: li allungano, li sbattono sul banco, li intrecciano e poi li preparano per un brodo bollente. Se invece hai voglia di fermarti a tavola, il quartiere non delude. Ci sono ristoranti che propongono piatti autentici, senza compromessi, come lo hotpot del Little Lamb, oppure Houjie e Yijia, consigliato soprattutto per la colazione!
Ma Sarpi – Chinatown non è solo cucina tradizionale. È anche sperimentazione, contaminazione, sorpresa. Un esempio perfetto è La Cristalleria, un cocktail bar ospitato in una chiesa sconsacrata del Settecento. Entrarci è già di per sé un’esperienza: le volte antiche, le luci soffuse, i drink serviti con cura maniacale.
Non solo turismo culinario: cosa vedere nel quartiere Sarpi – Chinatown
Visitare Sarpi – Chinatown non significa soltanto fermarsi a mangiare ravioli o fare shopping nei supermercati etnici: il quartiere e i suoi dintorni sono un piccolo scrigno di sorprese, che raccontano la storia di Milano e la sua capacità di reinventarsi.
Uno dei punti più iconici è senza dubbio la Fondazione Feltrinelli, che si trova poco distante, in viale Pasubio. L’edificio, progettato dagli archistar Herzog & de Meuron, è una lama di vetro e acciaio che riflette il cielo milanese. Dentro ospita eventi, mostre e incontri che spaziano dalla politica alla letteratura, dall’economia alla storia.

Proseguendo verso piazzale Baiamonti, ti imbatti nella Ca’ di Facc, un palazzo di inizio Novecento che rischia quasi di passare inosservato se non alzi lo sguardo. La sua facciata è decorata con ben 51 altorilievi che raffigurano i volti di grandi personaggi italiani: Leonardo da Vinci, Alessandro Manzoni, Niccolò Paganini, Ugo Foscolo e molti altri.
A pochi passi dal cuore di Sarpi – Chinatown si apre un luogo che lascia sempre senza parole: il Cimitero Monumentale. Non lasciarti ingannare dal nome: non è un semplice cimitero, ma un vero museo a cielo aperto. Qui le famiglie più importanti di Milano hanno fatto costruire cappelle e monumenti funebri che sono autentiche opere d’arte, firmate da grandi scultori e architetti.

Se sei appassionato di design, non puoi perderti l’ADI Design Museum, che si trova a pochi minuti di cammino. È dedicato al Compasso d’Oro, il premio più prestigioso del design italiano, e raccoglie oggetti che hanno fatto la storia dello stile e della creatività italiana.
Infine, il Centro culturale cinese, nascosto in una delle vie del quartiere. È un luogo che organizza corsi di lingua, lezioni di kung fu, mostre e spettacoli. Entrarci significa scoprire un ponte diretto con la cultura cinese, un’occasione per capire meglio la comunità che da un secolo anima questa parte di Milano
Dove fare shopping
Sarpi – Chinatown mescola botteghe storiche, negozi etnici e piccole chicche che non si trovano altrove a Milano. Il primo impatto è con i supermercati etnici, e tra tutti spicca il celebre Kathay: scaffali pieni di salse di soia, spezie, tè, snack dai colori sgargianti e ingredienti che incuriosiscono anche chi non ha mai cucinato cinese in vita sua. Accanto a questa immersione orientale, resistono botteghe che raccontano la Milano più autentica. Due su tutte sono la Cappelleria Melegari, un negozio storico che offre ogni tipo di cappello, e Laboratorio di Alberto Favara e la Calzoleria Vitolo.
Poi ci sono i negozi più giovani e creativi, come Moods Milano o Mixmi, che propongono moda e design con un tocco contemporaneo. Sono spazi che parlano a un pubblico curioso, che ama scoprire brand emergenti e oggetti particolari, così come Furra e Books, che custodisce pile e pile di libri vintage.
Eventi di quartiere imperdibili
Se c’è un momento in cui Sarpi – Chinatown mostra tutta la sua anima, è durante il Capodanno cinese. Il corteo parte da piazza Gramsci e percorre tutta la via, accompagnato da danzatori, musicisti e figuranti in abiti tradizionali. I negozi si addobbano con decorazioni rosse, i ristoranti propongono menù speciali, le erboristerie espongono prodotti legati alla tradizione.
Ma non c’è solo il Capodanno. Durante l’anno, il quartiere ospita anche altri eventi che mescolano tradizioni orientali e milanesi. Ci sono mostre organizzate dal Centro culturale cinese, spettacoli di danza e arti marziali, piccoli festival gastronomici che trasformano la via in un grande banchetto a cielo aperto.
Crediti
Foto di AlexandrefabreBruot, Kaitu.
