Stazione centrale: una cattedrale in movimento

Prima porta d’accesso alla città, la Stazione Centrale, la più grande d’Europa, accoglie nelle sue storiche stanze più di 320 mila passeggeri al giorno.

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Storia della Stazione Centrale

La storia della Stazione centrale inizia su impulso dell’amministrazione cittadina risorgimentale. Infatti, fino al 1850 la città di Milano era servita solo dalle stazioni ferroviarie di Milano Porta Nuova e Milano Porta Tosa, situate fuori della città, al termine delle linee dirette una a Monza e l’altra a Venezia.

L’aumento del traffico ferroviario portò nel 1864 a costruire la “prima” stazione centrale, situata nell’attuale piazza della Repubblica, però ancora troppo piccola per sostenere il viavai dei treni di Milano. Così, il 15 gennaio 1906 venne indetto il concorso per la costruzione della nuova stazione, che vide la vittoria del progetto di Cantoni, mai realizzato.

In ogni caso, il 29 aprile 1906, in occasione dell’Esposizione internazionale del Sempione, fu posata la prima pietra della nuova Stazione Centrale nell’area dell’ex Trotter, il campo sportivo dove giocava il Milan.

Nel 1912 un secondo concorso premiò il progetto dell’architetto Ulisse Stacchini, approvato definitivamente nel 1924. Tuttavia, la Prima Guerra Mondiale interruppe i lavori, lasciando i modelli in gesso accantonati negli uffici per anni. La Stazione Centrale fu finalmente inaugurata il 1º luglio 1931.

Inaugurazione della Stazione centrale

Nel corso dei decenni, Milano Centrale ha subito continui aggiornamenti: le prime scale mobili nel 1952, l’interconnessione con la metropolitana nel 1970, e tra il 2005 e 2010 un importante restauro che l’ha trasformata in una moderna galleria commerciale.

Le stanze reali e le decorazioni della Stazione centrale

Facciata della Stazione Centrale

La Stazione centrale è una miscela di diversi stili, in particolare Neoclassico, Liberty e Art Déco e stilemi fascisti, ma realizzati con economia di mezzi: le parti superiori delle pareti sono in cemento decorativo, che imita solo il marmo, le grandi volte non sono strutturali, ma appese e gli elementi decorativi sono in gesso o cemento.

La facciata monumentale è larga 200 metri; dietro corre la “Galleria delle Carrozze”, sul cui terrazzo spiccano due cavalli alati, simbolo del «Progresso, guidato dalla volontà e dalla intelligenza», opere di Armando Violi.

La Galleria delle Carrozze conduce alla spettacolare Galleria di testa, ornata dalle vedute di Milano, Firenze, Roma e Torino create da Chini.

Fuori dagli spazi pubblici si apre il Padiglione reale, utilizzato come sala d’attesa privata del sovrano e della sua famiglia. Si trova all’estremità est del fabbricato laterale (lato piazza Luigi di Savoia), ed è distribuito su due piani. Al piano terra la Sala delle armi, decorata con bassorilievi a tema bellico, a quello superiore la vera e propria Sala reale, affacciata sul binario 21, da cui partiva il treno reale. 

La Stazione centrale è coperta da una tettoria in ferro e vetro e si presenta decorata a sfondo simbolico: aquile raffiguranti le conquiste di Trento e Trieste, bassorilievi raffiguranti Lavoro, Commercio, Scienza e Agricoltura e mascheroni di Mercurio, simboli del progresso delle ferrovie.

Ornamenti esterni alla Stazione Centrale

Binario 21: il Memoriale della Shoah

Ideata con lo scopo di « […] realizzare un luogo di memoria e un luogo di dialogo e incontro tra religioni, etnie e culture diverse…», l’area museale del Memoriale della Shoah è ubicata sotto la Stazione Centrale.

Infatti, durante la seconda guerra mondiale, dal binario 21, normalmente usato per il trasporto merci e postale, partirono 20 convogli RSHA verso i campi di concentramento e di sterminio.

Per la visita per il Memoriale della Shoah è consigliabile consultare il sito ufficiale, in modo da conoscere orari e modalità di accesso.

Curiosità sulla Stazione centrale

Un’uscita segreta: dietro uno specchio del bagno della Sala Reale si nasconde una scala a chiocciola, ideata per permettere al sovrano di fuggire in caso di pericolo.

Falsi storici: dal 2010 la Stazione Centrale è dedicata a Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti. La lapide che celebra la dedicazione recita: “Da questi binari tante volte si avventurò per le strade del mondo Francesca Cabrini (1850-1917) Santa per la fede cattolica, apostola di solidarietà per tutte le genti in cammino”. Peccato che la Santa sia morta nel 1917, ben prima che la stazione fosse costruita!

La mela reintegrata: questo il nome dell’opera di Michelangelo Pistoletto donata alla città che campeggia nella Piazza antistante la stazione centrale. Si tratta di una grande mela, 8 metri di altezza per sette di diametro, che porta il segno di un morso reintegrato attraverso delle graffe metalliche, una sorta di ricucitura della parte asportata.

Cosa fare in stazione

Anche senza dover prendere un treno, vale la pena entrare nella Stazione Centrale di Milano, sempre aperta e liberamente visitabile. Oltre a essere un capolavoro architettonico, oggi la stazione è diventata una vera e propria galleria commerciale. Si può approfittare per fare un po’ di shopping, concedersi una pausa pranzo veloce o semplicemente passeggiare tra le gallerie monumentali, scoprendo dettagli decorativi e scorci spesso trascurati. Per orientarsi meglio tra i vari spazi, la mappa dei negozi è disponibile sul sito ufficiale della Stazione Centrale.

Nei dintorni

Partendo dalla Stazione Centrale, basta uscire in Piazza Duca d’Aosta e già si scorge a pochi passi si alza il Grattacielo Pirelli, progettato da Gio Ponti e ancora oggi uno dei simboli dell’architettura moderna milanese. Poco distante, nascosta tra i palazzi, si trova la Cascina Pozzobonelli, un raro frammento dell’epoca sforzesca che conserva una cappella e resti di affreschi. Per chi invece preferisce lo shopping, basta imboccare Corso Buenos Aires, una delle vie commerciali più lunghe d’Europa. Infine, con una breve passeggiata si raggiungono i Giardini Pubblici Indro Montanelli, un’oasi verde che ospita anche il Museo Civico di Storia Naturale e il Planetario Ulrico Hoepli.

Crediti

Foto di Paolobon140, Zairon.