Palazzo Marino, le stanze del potere

Soprannominato dai milanesi “El Marin”, dall’indomani dell’Unità d’Italia le preziose sale di Palazzo Marino ospitano l’amministrazione comunale di Milano.

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Le origini nobiliari di Palazzo Marino

La storia di Palazzo Marino inizia nel 1557, quando il ricco banchiere genovese Tommaso Marino commissionò questa grandiosa residenza nobiliare. Il progetto fu affidato all’architetto perugino Galeazzo Alessi, appositamente chiamato a Milano per l’occasione. La costruzione si completò nel 1563, ma non senza controversie: i milanesi vedevano di cattivo occhio questo progetto sfarzoso, tanto da riuscire a bloccare la realizzazione di una nuova strada che avrebbe dovuto collegare il palazzo a Piazza Mercanti.

Progetto dell'Alessi per Palazzo Marino

La fortuna della famiglia Marino si rivelò però effimera. Alla morte di Tommaso, i debiti accumulati portarono al pignoramento del palazzo nel 1577, finchè, durante il periodo della peste, Palazzo Marino andò in mano agli eredi del banchiere Carlo Omodei, fratello di Emilio Omodei, grande finanziatore del governo spagnolo. Gli Omodei non abitarono mai il palazzo che continuò ad essere chiamato dei Marino.

Sarebbe stato Pietro Verri ad adoperarsi perché Palazzo Marino tornasse nelle mani dallo Stato come sede dei nuovi uffici finanziari e fiscali: il passaggio di proprietà avvenne il 14 luglio 1781.  L’acquisto permise una serie di restauri e il completamento della facciata verso via Case Rotte, condotta seguendo lo stile originale dell’Alessi sotto la rigida supervisione del Piermarini.

Nel palazzo trovarono dunque posto:

  • Regia Camera dei Conti
  • Regia Intendenza Generale
  • Tesoreria
  • Dazio Grande con i suoi uffici
  • Cassa imperiale del Banco di Vienna
  • Ministero delle Finanze
  • Pubblico Tesoro
  • Dogana

Nel 1848, dopo le Cinque giornate di Milano, Palazzo Marino divenne sede del Governoprovvisorio della Lombardia. Liberata quest’ultima dagli Austriacinel 1859, infatti, il palazzo passò dalla proprietà dello stato a quella del comune. Il 19 settembre 1861 Palazzo Marino divenne ufficialmente sede del Comune, mentre le funzioni fiscali fino ad allora presenti nel palazzo si trasferirono nel Broletto.

La grande innovazione architettonica dell’Alessi

L’architettura di Palazzo Marino rappresentava una novità assoluta per Milano del XVI secolo. Galeazzo Alessi concepì un edificio libero sui quattro lati, coperto da terrazze secondo l’uso genovese, anziché da tetti tradizionali. La struttura si organizza attorno a due elementi principali: il grande salone al piano terreno e il cortile d’onore.

L’esterno di Palazzo Marino presenta un partito sobrio d’impronta romana e michelangiolesca, con citazioni da Palazzo Farnese. Il vero capolavoro decorativo si trova nel loggiato del piano superiore, dove Alessi dispiegò tutto il suo talento: erme, mascheroni, sfingi, mensole zoomorfe e festoni vegetali coprono ogni superficie disponibile, diversamente dalla tradizione lombarda.

Le sale interne di Palazzo Marino custodiscono tesori artistici straordinari. La Sala Alessi, che sostituisce il Salone d’onore originale, conserva magnifici affreschi del 1568 con allegorie mitologiche dedicate agli dei dell’Olimpo. La Sala della Giunta ospita tre grandi affreschi del Tiepolo provenienti da Palazzo Dugnani, mentre la Sala delle Tempere espone antichi arazzi raffiguranti storie di Marco Aurelio, tessuti tra XV e XVI secolo nelle botteghe di Anversa e Bruxelles.

Le sale interne sono:

  • Sala delle Tempere
  • Sala degli Arazzi
  • Sala della Resurrezione
  • Sala Alessi
  • Sala dell’Urbanistica
  • Sala Gialla
  • Sala Marra o Verde
  • Aula del Consiglio comunale
  • Sala della Giunta
  • Sala dell’orologio

Le leggende di Palazzo Marino

La Monaca di Monza: Palazzo Marino ospitò l’intera famiglia Marino, tra cui la moglie, Bettina Doria, e i suoi cinque figli: Bartolomea, Clara, Niccolò, Andrea e Virginia. Quest’ultima, maritata De Leyva, vi generò nel 1575 la futura Suor Virginia, monaca dal tragico destino che ispirò a Manzoni il personaggio della Monaca di Monza

Una costruzione d’amore: secondo la leggenda, Tommaso Marino fece erigere il palazzo per conquistare Ara, una nobildonna veneziana conosciuta nella Chiesa di San Fedele. Il padre di lei aveva posto come condizione per il matrimonio che il pretendente possedesse un palazzo degno di quelli veneziani.

La maledizione di Palazzo: si racconta che i milanesi, esasperati dalla grandiosità del progetto, scagliarono una maledizione: “Mucchio di pietre, costruito con molte rapine, o crollerà, o brucerà, o un altro ladro lo ruberà”. Effettivamente, la famiglia Marino perse presto il palazzo, quasi a confermare la profezia popolare.

Visitare Palazzo Marino: orari di apertura e prenotazioni

Palazzo Marino è aperto tutti i giorni, domenica esclusa, dalle 08:00 alle 20:00. Il Palazzo offre un servizio di visite guidate gratuite a cura del personale comunale qualificato che accompagna i visitatori nella sede istituzionale del Comune di Milano. La visita è gratuita, ma è necessaria la prenotazione qui

Cosa vedere nei dintorni

Da Palazzo Marino può iniziare un vero e proprio percorso milanese. In primis, il Teatro alla Scala, inaugurato nel 1778 su progetto di Giuseppe Piermarini. Costruito dove un tempo sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala, è diventato il tempio mondiale dell’opera, palcoscenico di prime storiche firmate da Verdi e Puccini e simbolo della vita culturale milanese.

A pochi minuti di cammino si incontra la Chiesa di San Fedele, voluta da San Carlo Borromeo e inaugurata nel 1579. L’interno, sobrio e raccolto, custodisce anche un’opera di Lucio Fontana, che crea un dialogo sorprendente tra Rinascimento e arte contemporanea. L’arte è un punto di forza della Chiesa, che, infatti, ha allestito un vero e proprio Museo al suo fianco.

Infine, ci si può immergere nell’atmosfera medievale di Piazza dei Mercanti, un tempo cuore pulsante della città. Qui le volte del Palazzo della Ragione danno vita alla celebre “galleria dei sussurri”: un fenomeno acustico che permetteva di comunicare da una colonna all’altra come in un “telefono medievale”, usato da mercanti, amanti e persino per confessioni segrete durante la peste.

Crediti

Foto di Luca Aless, Melancholia~itwiki, G.dallorto.