Chiamato affettuosamente il Pirellone, il Grattacielo Pirelli è il simbolo della rinascita postbellica di Milano, nonché uno dei capolavori più conosciuti di Giò Ponti.
Il Grattacielo Pirelli come simbolo di rinascita
Il Grattacielo Pirelli nacque dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, i bombardamenti distrussero il primo stabilimento Pirelli di via Ponte Seveso, insieme alla storica “Brusada”, dedicata alla produzione di pneumatici per biciclette.
Dalla devastazione emerse la visione di un nuovo futuro. La Pirelli decise di trasformare l’area del vecchio stabilimento in una moderna sede direzionale, mentre la produzione rimaneva nello stabilimento di Bicocca. Nel 1955 iniziò la costruzione di quello che sarebbe diventato il simbolo della Milano che risorge: 31 piani, oltre 7.000 metri quadri.
Il 12 luglio 1956 venne posata la prima pietra del Grattacielo Pirelli. L’edificio fu completato nel 1960 e riconosciuto dalla stampa internazionale come un capolavoro tecnico ed estetico. Da subito, infatti, ebbe il primato di costruzione in cemento armato più alta d’Europa e la terza al mondo.
Ma dal 1968 in poi iniziarono a susseguirsi i cicli di crisi economica mondiale e, nel 1978 il Grattacielo venne venduto alla Regione Lombardia.
Grattacielo Pirelli: Giò Ponti architetto di Milano
L’architettura del Grattacielo Pirelli porta la firma di un team eccezionale guidato da Giò Ponti, affiancato da Giuseppe Valtolina, Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Rinardi e Egidio Dell’Orto.

Ponti concepì il Grattacielo Pirelli come una lastra sottile che si erge dall’area trapezoidale in posizione perpendicolare rispetto alla Stazione Centrale.
La genialità del progetto sta nella separazione tra la torre e gli edifici bassi circostanti attraverso due strade interne, creando l’effetto di una lama che spunta dal suolo verso il cielo.
La struttura del Grattacielo Pirelli presenta caratteristiche innovative: interamente in calcestruzzo armato, è sostenuto da quattro piloni verticali visibili dall’esterno che percorrono a coppie l’altezza delle facciate.

Il design delle facciate del Grattacielo Pirelli equilibra lo slancio verticale con la scansione orizzontale delle finestre a nastro, culminando nella sottile copertura che corona la torre.
Curiosità
Grattacielo da film: il Grattacielo Pirelli appare in pellicole memorabili come “La notte” di Michelangelo Antonioni e “La vita agra” di Carlo Lizzani del 1964, con Ugo Tognazzi nel ruolo dell’aspirante distruttore del “totem” milanese.
Un cantiere mai visto: Il cantiere fu rivoluzionario per l’epoca. Infatti, furono sviluppate soluzioni innovative per il sollevamento verticale, utilizzando un sistema di due gru a torre capace di raggiungere l’altezza necessaria per il getto della copertura dell’ultimo piano
Gara a gradini: con i suoi 710 scalini, oggi il Grattacielo Pirelli partecipa alle corse “run up”. Gli atleti si sfidano salendo di corsa fino all’ultimo piano.
Cosa vedere al Grattacielo Pirelli
Il Grattacielo Pirelli ospita oggi la Regione Lombardia (proprietaria dal 1978) e offre ai visitatori diverse esperienze.
- Foyer Giò Ponti: lo spazio che precede l’ingresso della Sala Gio Ponti accompagna il visitatore tra testi e suggestive fotografie, la storia architettonica del grattacielo
- Piano della memoria: ricorda l’incidente del 18 aprile 2002, quando un velivolo da turismo si schiantò contro il 26° piano del grattacielo, ora sede della biblioteca e dell’archivio dell’avvocatura.
- Belvedere Jannacci: dedicato al cantautore milanese, il 31° piano del Grattacielo Pirelli offre uno degli scenari più suggestivi per osservare la città dall’alto. Oggi è periodicamente aperto al pubblico in occasione di ricorrenze o eventi, consultabili sul sito.
Nei dintorni
Dal “Pirellone” si può fare una prima tappa alla Stazione Centrale: non solo è uno snodo ferroviario enorme, ma l’edificio è davvero impressionante. L’architettura mescola stili diversi e ogni dettaglio racconta un pezzo di storia di Milano. Vale la pena fermarsi a guardarla con calma, non solo passarci dentro di corsa. Poi è comodo spostarsi verso i Giardini Indro Montanelli: lì c’è il Museo Civico di Storia Naturale, con 23 sale che ti portano in giro per la storia della Terra. Ci sono fossili di dinosauri, diorami che ricreano ecosistemi lontanissimi, minerali, insetti… insomma, un viaggio nel tempo e nello spazio senza uscire da Milano. E per chiudere in bellezza, a due passi c’è la Galleria d’Arte Moderna nella Villa Reale di via Palestro. È un posto speciale: dentro ci trovi opere che vanno dal Neoclassicismo di Canova al Romanticismo di Hayez, fino alle sperimentazioni della Scapigliatura e del Divisionismo. Un mix che racconta l’evoluzione dell’arte moderna in Italia.
