Casa degli Omenoni, otto guardie per un palazzo

Propriamente Palazzo Leoni-Calchi, Casa degli Omenoni è protetta da otto giganti in pietra, nel tempo diventati cari ai milanesi.

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Casa degli Omenoni di Leone Leoni

La Casa degli Omenoni deve la sua origine a Leone Leoni, celebre cesellatore e scultore del XVI secolo che servì alcuni dei più potenti sovrani europei dell’epoca. Nominato scultore della Zecca di Milano nel 1542, Leoni conquistò la fiducia dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, che gli affidò l’incarico più prestigioso della sua carriera: celebrare la vittoria sui protestanti a Muhlberg attraverso una statua in bronzo, oggi conservata al Museo del Prado di Madrid, che mostra l’imperatore che incatena il Furore.

L’imperatore rimase così colpito dal talento dell’artista da conferirgli un titolo nobiliare e donargli questo palazzo nel cuore di Milano. Leone Leoni trasformò l’edificio nella sua dimora, arricchendolo con quegli otto telamoni in pietra che ancora oggi caratterizzano la facciata e che hanno dato il nome alla Casa degli Omenoni – dal termine dialettale milanese “omen” che significa “uomo”. I telamoni non sono solo elementi decorativi, ma rappresentano un programma iconografico complesso che celebra la vittoria della civiltà romana sui popoli barbari, tema caro a Leone Leoni che aveva dedicato gran parte della sua produzione artistica alla glorificazione del potere imperiale.

Insieme al figlio Pompeo, anch’esso scultore, mercante d’arte e collezionista, realizzò un’eclettica e celebre collezione di opere realizzate dai maggiori artisti, così come di oggetti appartenenti all’arte antica. Ne facevano parte, ad esempio, opere realizzate da Correggio e da Tiziano, calchi in gesso di statue classiche, così come parte dei disegni di Leonardo da Vinci.

Nel corso dei secoli, la Casa degli Omenoni ha ospitato inquilini illustri: alla fine del XIX secolo divenne sede della celebre casa musicale Ricordi, e dal 1924 ospitò il Clubino, un esclusivo circolo per gentiluomini che contribuì a mantenere vivo il prestigio sociale dell’edificio.

I significati nascosti dietro Casa degli Omenoni

La facciata della Casa degli Omenoni si sviluppa su due ordini più l’attico, ma sono gli otto colossali telamoni del piano terra a catturare immediatamente l’attenzione. Queste statue in pietra, di chiara ispirazione classica romana, rappresentano i barbari sconfitti dall’Impero Romano, infatti, se si osserva bene, si notano sopra le loro teste le incisioni delle stirpi di appartenenza: Marcomanno, Sarmata, Parto, Adiabene, Quado e Svevo.

Sarmata a Casa degli Omenoni
Parto a Casa degli Omenoni
Marcomanno a casa degli Omenoni

I giganti sono accompagnati da chimere e festoni, aquile e, soprattutto, da leoni. Due di questi, al centro, stanno sbranando un povero satiro, che in questo caso rappresenta la Calunnia. Queste decorazioni sono una chiara allusione alla famiglia Leoni e al carattere impetuoso del proprietario.

Il piano nobile della Casa degli Omenoni presenta colonne di ordine ionico che si alternano armoniosamente a finestre e nicchie. I balconcini visibili oggi sono un’aggiunta ottocentesca che non compromette l’eleganza complessiva dell’edificio.

Il cortile interno dell’edificio, che venne ad essere restaurato nel 1929 da Portaluppi, si apre con ben tre ali porticate e con fregio di triglifi e di metope, come tipico della ripresa dello stile classico dell’architetto.

Come arrivare a Casa degli Omenoni

Trattandosi di un edificio privato, la visita è limitata all’osservazione della facciata esterna, che tuttavia, è la parte più significativa.

Gli otto omoni di Milano risiedono in via degli Omenoni 3 a Milano, dietro la Chiesa di San Fedele. La casa è facilmente raggiungibile a piedi dal centro:

  • Metropolitana M1 e M3, fermata Duomo
  • Tram 1 e 19, fermata Teatro alla Scala

Cosa vedere nei dintorni

In pochi passi da Casa degli Omenoni ti ritrovi davanti al Palazzo Belgioioso, con la sua armonia neoclassica che racconta di intellettuali e salotti letterari. Proseguendo, il suono della città ti guida fino al Teatro alla Scala, tempio della musica, dove ancora sembra di percepire le note di Verdi e Puccini che riecheggiano tra le mura. Da lì, basta attraversare la piazza per lasciarsi avvolgere dalla luce della Galleria Vittorio Emanuele II: un salotto a cielo coperto, tra boutique storiche e il rito scaramantico del toro sul pavimento. E quasi senza accorgertene, ti ritrovi in Piazza del Duomo, con la cattedrale che si apre davanti a te in tutta la sua imponenza.

Crediti

Foto di Miguel Hermoso Cuesta, G.dallorto