Casa degli Atellani, la Vigna di Leonardo: il segreto di Corso Magenta

Casa degli Atellani e la Vigna di Leonardo si trovano in Corso Magenta 65, a pochi passi da Santa Maria delle Grazie e dal Cenacolo Vinciano. Il complesso comprende un palazzo rinascimentale appartenuto alla famiglia Atellani, cortigiani degli Sforza, restaurato negli anni ’20 da Piero Portaluppi, e un vigneto storico che Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci nel 1498 come riconoscimento per L’Ultima Cena. Distrutta nel bombardamento del 1943, la vigna è stata reimpiantata nella sua collocazione originaria grazie a studi botanici dell’Università di Milano, che ne ha identificato il vitigno originale, la Malvasia di Candia Aromatica. È uno dei pochissimi luoghi al mondo dove sopravvive un vigneto storico nel cuore di una metropoli.

C’è un portone, su Corso Magenta, che migliaia di milanesi superano ogni giorno senza sapere cosa nasconde. Eppure basta varcarlo per ritrovarsi in un altro secolo: cortili rinascimentali, affreschi cinquecenteschi e, soprattutto, un vigneto. Sì, avete letto bene: un vigneto vero, con filari, uva e vendemmia, incastonato nel cuore di una delle città più dense d’Europa. Benvenuti a Casa degli Atellani e alla Vigna di Leonardo, probabilmente l’indirizzo più sottovalutato della Milano di Leonardo da Vinci.

Un regalo da Ludovico a Leonardo da Vinci

Basilica di Santa Maria delle Grazie

La storia comincia alla fine del Quattrocento. Ludovico il Moro, duca di Milano, aveva affidato a Leonardo un compito immenso: dipingere L’Ultima Cena sulla parete del refettorio di Santa Maria delle Grazie, a pochi passi da qui. Come ricompensa per quell’opera destinata a cambiare la storia dell’arte, il duca donò all’artista un vigneto di circa 8.300 metri quadrati, proprio in questa zona della città. Un gesto che, tra l’altro, avrebbe dovuto garantire a Leonardo la tanto agognata cittadinanza milanese: un sogno naufragato pochi mesi dopo, quando lo stesso Ludovico Sforza perse il potere.

Ma il legame tra Leonardo e quella terra non si spezzò mai. Nel suo testamento, redatto ad Amboise poco prima di morire, l’artista si ricordò ancora della sua vigna, disponendo che venisse divisa fra un allievo fidato e il servitore che lo aveva seguito in Francia. Un dettaglio che dice molto di quanto quel fazzoletto di terra milanese contasse per lui, ben oltre il suo valore materiale.

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Dalla distruzione alla rinascita della vigna di Leonardo

Per secoli la vigna sopravvisse pressoché intatta, attraversando invasioni e cambi di potere. Poi arrivò la notte tra il 12 e il 13 agosto 1943, quando centinaia di bombardieri della Royal Air Force colpirono Milano in uno dei raid più devastanti della guerra. Il vigneto, insieme a buona parte del quartiere, fu spazzato via.

Vigna di Leonardo di Casa Atellani

Sembrava la fine. Invece no. Alcune piante furono salvate grazie all’intervento di Piero Portaluppi, l’architetto milanese che proprio in quegli anni stava restaurando la vicina Casa degli Atellani. Decenni più tardi, un lavoro meticoloso di ricerca botanica e storica ha permesso di rintracciare il DNA delle viti originarie e persino di individuare i camminamenti dei filari cinquecenteschi. Il risultato è stato sorprendente: il vitigno coltivato da Leonardo era la Malvasia di Candia Aromatica, un’uva bianca molto diffusa in Lombardia durante il Rinascimento. Oggi quella stessa varietà cresce di nuovo nell’esatta posizione originaria, restituendo a Milano l’unico vigneto ancora esistente in un centro metropolitano al mondo.

Casa degli Atellani: molto più di un contorno

Balcone di Casa Atellani

Se la vigna è la protagonista assoluta, la casa che la ospita merita altrettanta attenzione. Il palazzo appartenne alla famiglia Atellani, cortigiani di fiducia degli Sforza, in un’epoca in cui Ludovico il Moro sognava di trasformare il cosiddetto Borgo delle Grazie in un quartiere residenziale d’élite per i suoi fedelissimi. Negli anni ’20 del Novecento la dimora fu acquistata e restaurata dalla famiglia Conti, che ne affidò il recupero proprio a Piero Portaluppi, uno degli architetti più raffinati della Milano borghese.

La villa ospita due cortili interni e alcune sale straordinarie. Ad esempio, a Sala dello Zodiaco, con affreschi cinquecenteschi attribuiti alla scuola del Luini che dialogano con gli interventi novecenteschi di Portaluppi, e la Sala dei Ritratti, dove si conservano le lunette con i volti della dinastia sforzesca e un decanter con la prima annata del vino prodotto proprio con l’uva della Vigna di Leonardo.

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Cosa vedere e come organizzare la visita

Il complesso si trova in Corso Magenta 65, a due passi dalla fermata Cadorna e a pochissima distanza dal Cenacolo Vinciano: un abbinamento quasi obbligato per chi vuole conoscere Leonardo a Milano.

Va detto con onestà: dopo l’acquisizione del complesso da parte del gruppo francese LVMH, guidato da Bernard Arnault, le modalità di apertura al pubblico hanno subito variazioni nel tempo.

Per chi ama Milano oltre le rotte più battute, questo angolo di Corso Magenta resta una delle esperienze più autentiche e sorprendenti della città.

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FAQ

Dove si trova Casa degli Atellani a Milano?

Casa degli Atellani è in Corso Magenta 65, nel centro storico di Milano, a pochi passi da Santa Maria delle Grazie e dalla fermata metro Cadorna.

Cos’è la Vigna di Leonardo?

È il vigneto che il duca Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci nel 1498 come riconoscimento per L’Ultima Cena, oggi ripiantato nella sua collocazione originaria all’interno del giardino di Casa degli Atellani.

Che uva coltivava Leonardo nella sua vigna?

Gli studi botanici hanno identificato il vitigno come Malvasia di Candia Aromatica, un’uva bianca tipica della Lombardia rinascimentale, oggi ricoltivata nello stesso terreno.

Casa degli Atellani è sempre visitabile?

Il complesso è stato acquisito dal gruppo LVMH e le modalità di apertura possono variare nel tempo: è consigliabile controllare sempre gli orari aggiornati prima di organizzare la visita.

Cosa si vede oltre alla vigna?

Si possono ammirare i due cortili interni, gli affreschi cinquecenteschi della scuola del Luini, i restauri di Piero Portaluppi degli anni ’20 e il giardino che circonda il vigneto storico.

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