Milano conserva alcuni dei bar e delle pasticcerie storiche più importanti d’Italia. I principali sono: Bar Jamaica, aperto dal 1911, ritrovo di Manzoni, Fontana, Quasimodo, Camparino in Galleria, aperto dal 1915 da Davide Campari, ritrovo dei Futuristi Marinetti e Boccioni, di Verdi, Puccini e Toscanini, Caffè Pasticceria Cova fondato nel 1817 vicino alla Scala, frequentato da Mazzini, Garibaldi, Verdi, oggi nel Quadrilatero della moda, la Pasticceria Marchesi 1824, la Pasticceria Cucchi, fondato nel 1936 dai coniugi Cucchi, arredato negli anni ’50, atmosfera da “vecchia Milano”) e la Pasticceria Gattullo.
Milano non è solo una città di musei e chiese. È anche una città di bar. Di quei bar che non sono semplicemente posti dove bere qualcosa, ma luoghi dove si è scritta la storia: dove si sono incontrati i patrioti del Risorgimento, dove i Futuristi hanno urlato i loro manifesti, dove i poeti hanno ordinato il terzo bicchiere di vino sul conto aperto, dove i designer hanno schizzato le prime idee di oggetti che avrebbero cambiato il mondo.
Camparino in Galleria: il bar dei Futuristi (e di Verdi)

Cominciamo dal più iconico. In Piazza del Duomo 21, all’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele che dà sulla piazza, si trova il Camparino in Galleria: già il fatto che sia lì, con quella vista sulla facciata del Duomo, dice tutto sulla sua posizione nel pantheon dei locali milanesi.
La storia comincia nel 1867, quando Gaspare Campari, l’inventore del bitter rosso che porta il suo nome, aprì un ristorante e bottiglieria in Galleria. Nel 1915, suo figlio Davide Campari aprì un locale gemello sull’altro lato della porta che affaccia sulla piazza, chiamandolo Camparino, “il fratello minore”. Fu il primo bar a Milano ad avere un sistema idraulico che portava l’acqua frizzante direttamente al bancone dalle cisterne sotterranee. Le seltzer originali, racconta la tradizione, sono quelle ancora oggi.
Fin dall’apertura, il Camparino divenne il ritrovo della Milano che contava. Qui sostavano Verdi, Boito, Puccini, Illica e Giacosa dopo le rappresentazioni alla Scala. Re Umberto I e il re d’Inghilterra Edoardo VII bevevano al banco. Lo frequentavano i Futuristi, con Marinetti e Boccioni. Gli stessi che urlavano nei manifesti che i musei erano cimiteri e che bisognava bruciare tutto venivano qui a fare colazione, come dei borghesi.
Gli interni sono un capolavoro Liberty: i mosaici Art Nouveau di Angelo d’Andrea, restaurati durante la ristrutturazione del 2019, con l’aggiunta di una sala superiore fino ad allora chiusa al pubblico. Oggi il piano superiore è uno dei bar cocktail più raffinati di Milano, con le poltrone di velluto rosso e i manifesti delle campagne futuriste originali alle pareti.
Cosa ordinare: il Campari Seltz al bancone del piano terra, come facevano i Futuristi. O salire al piano superiore per un Negroni con vista sulla Galleria.
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Caffè Cova: il più antico, quello dei patrioti

Se il Camparino è il bar della modernità milanese, il Caffè Cova è quello della storia risorgimentale. Fu fondato nel 1817 da Antonio Cova in un locale accanto al Teatro alla Scala, allora, la posizione migliore possibile per intercettare l’alta società milanese. Frequentato da illustri personaggi quali Mazzini, Garibaldi, Boito, Verga e Verdi, era il luogo di ritrovo dell’alta società e dei patrioti che caldeggiavano i moti delle Cinque Giornate di Milano.
Pensateci: nello stesso locale dove oggi si scelgono i marron glacé, si organizzavano riunioni clandestine per la rivoluzione. Il bancone dei dolci e il retrobottega della storia d’Italia, nello stesso posto. Oggi il Cova si trova in Via Montenapoleone 8, nel cuore del Quadrilatero della Moda: si è spostato dalla Scala alla via più cara del mondo, restando sempre al centro della città che conta.
Pasticceria Marchesi 1824: l’eleganza con la P maiuscola

Due anni dopo il Cova, nel 1824, apre la Pasticceria Marchesi in Via Santa Maria alla Porta ed è forse il locale che meglio incarna l’idea di eleganza milanese nella sua versione più asciutta e rigorosa. Niente eccessi, niente decorazioni barocche: tutto ridotto all’essenziale, con una qualità che non ha bisogno di gridarsi addosso.
Nel 2014 Marchesi è stata acquisita da Prada: un gesto non privo di significato simbolico, quello di una delle maison più importanti del mondo che compra una delle pasticcerie più antiche della città. Oggi Marchesi ha tre sedi, la storica di Via Santa Maria alla Porta, quella in Galleria Vittorio Emanuele II e quella in Via Montenapoleone e in tutte e tre l’atmosfera è la stessa: quella di un posto che non ha bisogno di spiegarsi.
Cosa ordinare: il panettone (in stagione), i pasticcini mignon, la torta Marchesi. E un caffè rigorosamente al bancone.
Pasticceria Cucchi: gli anni ’50 non sono mai finiti

In Corso Genova 1, nel quartiere dei Navigli, si trova forse il locale dove il tempo si è davvero fermato. La Pasticceria Cucchi fu fondata nel 1934 da Luigi Cucchi e sua moglie, e divenne rapidamente il punto di riferimento del quartiere. Gli arredi sono stati rinnovati per l’ultima volta nella prima metà degli anni ’50 e danno ancora oggi al locale quel tocco unico e indimenticabile.
Entrare da Cucchi è come aprire una capsula del tempo: i lampadari, le vetrinette in stile deco, i banconi, il ritmo del personale: tutto ha quella cadenza precisa e tranquilla della vecchia Milano che non si agita, non si affretta, e sa esattamente cosa fare. I dolci sono straordinari (le brioches, i pasticcini, il panettone artigianale) e l’atmosfera è quella di un posto che non ha mai avuto bisogno di reinventarsi perché aveva già capito tutto.
Cosa ordinare: colazione con brioche e cappuccino. Meglio ancora: una fetta di torta e il giornale al tavolino, come facevano i milanesi di cinquant’anni fa.
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Pasticceria Gattullo: la colazione degli artisti e degli studenti
L’ultimo della lista è il più “giovane”, ma giovane è un termine relativo, quando si parla di locali storici. La Pasticceria Gattullo aprì in Piazzale di Porta Lodovica 2 nel 1961, in quella zona di confine tra il centro e i Navigli che allora era ancora un quartiere popolare e artigianale.
Dagli anni ’60 rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per artisti e sportivi, abitanti della zona e studenti della Bocconi. La prossimità all’università ha sempre portato generazioni di studenti a fare colazione qui prima degli esami, e qualcosa nella qualità delle brioche lascia pensare che almeno qualche esame sia stato passato grazie a questa energetica strategia.
Oggi la pasticceria è alla terza generazione di famiglia: Giuseppe Gattullo porta avanti una tradizione in cui la qualità delle materie prime è la missione fondante del locale. I dolci cambiano con le stagioni, il bancone è sempre affollato, e l’atmosfera, a differenza di molti locali milanesi, è ancora quella di un posto di quartiere autentico, non di un’attrazione turistica.
Cosa ordinare: la colazione milanese classica — cornetto e cappuccino — nella versione artigianale che non si trova ovunque.
Bar Jamaica: il caffè degli artisti
E poi c’è il Jamaica, in Via Brera 32, l’unico bar storico di Milano che è ancora, nel 2026, esattamente quello che era nel 1958: un posto dove si siedono persone con qualcosa da dire, si ordina senza fretta, e si resta più a lungo del previsto.
Perché non dovresti visitare Milano senza una guida Ad Artem
C’è una cosa che la maggior parte dei turisti non sa: Milano non si capisce da soli. Sotto ogni palazzo, chiesa o monumento si nasconde una storia che non trovi su Wikipedia. Dentro ogni mostra c’è un livello di lettura che, senza la guida giusta, rischi di perdere del tutto.
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FAQ – Bar storici di Milano
Quali sono i bar storici più famosi di Milano?
Tra i locali storici più celebri di Milano ci sono il Camparino in Galleria, il Bar Jamaica, il Caffè Cova, la Pasticceria Marchesi 1824, la Pasticceria Cucchi e la Pasticceria Gattullo.
Qual è il bar storico più antico di Milano?
Il Caffè Cova, fondato nel 1817, è uno dei locali storici più antichi ancora attivi in città e rappresenta un punto di riferimento della tradizione milanese.
Dove si incontravano i Futuristi a Milano?
Il Camparino in Galleria era uno dei principali luoghi di ritrovo dei Futuristi, frequentato da Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni all’inizio del Novecento.
Quale bar storico frequentavano artisti e scrittori a Brera?
Il Bar Jamaica, nel quartiere di Brera, è stato il punto di incontro di artisti, fotografi, scrittori e intellettuali della Milano del dopoguerra.
I bar storici di Milano sono ancora aperti al pubblico?
Sì, tutti i principali bar e caffè storici citati sono ancora aperti e continuano a conservare ambienti, tradizioni e prodotti legati alla loro storia.
È possibile visitare i bar storici di Milano con una guida?
Sì, esistono tour guidati dedicati ai locali storici e ai quartieri più rappresentativi della città, che permettono di scoprire aneddoti, personaggi e curiosità legati a questi luoghi.
Perché i bar storici sono importanti per la storia di Milano?
Perché hanno ospitato artisti, musicisti, patrioti, scrittori e imprenditori che hanno contribuito a costruire l’identità culturale e sociale della città.




