Il Bacio di Hayez: dov’è il quadro più famoso di Milano

Il Bacio di Hayez è un dipinto realizzato da Francesco Hayez nel 1859, conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano. È considerato il manifesto dell’arte romantica italiana. Il quadro raffigura due giovani in abiti medievali che si scambiano un bacio appassionato su una scala di pietra, ma nasconde un significato politico risorgimentale: i colori dei vestiti (rosso, azzurro, verde, bianco) rimandano alle bandiere di Italia e Francia, alleatisi negli Accordi di Plombières del 1858. Il giovane porta un pugnale e sullo sfondo si intravede un’ombra sospetta. Hayez dipinse tre versioni del Bacio: la prima (1859) è a Brera, la seconda (1861, con abito bianco) è in una collezione privata, la terza (1867, con un velo sulle scale) fu dell’artista stesso e oggi è in collezione privata. Il quadro fu commissionato dal conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto e donato alla Pinacoteca di Brera nel 1886-1887.

Ci sono quadri che si guardano e si passa oltre. E poi c’è Il Bacio di Hayez, quello che ti ferma davanti alla tela per qualche secondo in più del previsto, cercando di capire cosa stai vedendo davvero. Perché quello che sembra un semplice, bellissimo, appassionato bacio tra due innamorati è in realtà molto, molto di più. È un documento politico. Un atto di coraggio. Un messaggio in codice dipinto con i colori delle bandiere. E si trova a Milano, alla Pinacoteca di Brera, dove aspetta i visitatori da oltre 130 anni.

Chi era Francesco Hayez?

Hayez

Prima di parlare del quadro, bisogna conoscere l’uomo. Francesco Hayez nacque a Venezia nel 1791 e, dopo la formazione tra Roma e Napoli, arrivò a Milano dove si stabilì per tutta la vita. Nel 1850 divenne professore all’Accademia di Belle Arti di Brera. lo stesso istituto che oggi ospita la Pinacoteca. Morì a Milano nel 1882, quasi novantenne, dopo una carriera che lo aveva reso la figura di riferimento del Romanticismo italiano. Giuseppe Mazzini lo definì addirittura “capo della scuola di pittura storica che il pensiero nazionale reclamava in Italia”. Non un piccolo complimento.

Hayez era un pittore schierato. Frequentava i circoli indipendentisti, conosceva i protagonisti del Risorgimento, respirava l’aria di un’Italia che cercava la propria unità nazionale. E nel 1859, quasi settantenne, ricevette una commissione che gli permise di trasformare tutto questo in pittura.

Come nacque Il Bacio di Hayez

Era il 1859. Pochi mesi prima, l’8 giugno, Vittorio Emanuele II e Napoleone III erano entrati trionfalmente a Milano dopo la vittoria di Magenta sugli austriaci. L’Italia si stava avvicinando alla sua unificazione, e l’aria di Milano era densa di speranza e patriottismo. Il conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto commissionò a Hayez un’opera che sapesse esprimere quel momento storico. Il pittore, da maestro navigato, scelse la strada più sottile: non una battaglia, non un discorso politico, non un simbolo esplicito. Un bacio.

Il dipinto venne presentato il 9 settembre 1859 all’Esposizione annuale dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Il titolo completo era: “Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV”. Il pubblico lo capì immediatamente e lo amò. Il successo fu immediato e straordinario.

Il Risorgimento tra le vie della città

Cosa si vede davvero nel quadro: i simboli nascosti

Bacio Hayez

A prima vista è una scena romantica: due giovani in abiti medievali si scambiano un bacio appassionato su una scala di pietra. Lui indossa un mantello scuro e un cappello che copre il suo viso; lei ha un abito azzurro e i capelli sciolti. Si abbracciano con intensità. Fine della storia? Assolutamente no.

Guarda meglio. Sotto il mantello dell’uomo spunta un pugnale. Lui è vestito per uscire: non è un momento intimo e tranquillo, è un addio affrettato. A sinistra, nell’ombra di un’arcata, si intravede la sagoma di un’altra figura: una spia austriaca? Un cospiratore che lo aspetta? Gli storici dell’arte non sono unanimi, ma l’impressione è chiara: quel bacio è un addio. Un giovane patriota saluta la donna amata prima di andare a combattere.

E poi ci sono i colori. Il rosso delle calze, il verde del risvolto del mantello, l’azzurro dell’abito femminile, il bianco: i colori di Francia e Italia, le due nazioni alleate dalla stipula degli Accordi di Plombières del 1858 tra Napoleone III e Cavour. Non è una coincidenza. È un messaggio politico dipinto in bella vista, che il pubblico dell’epoca sapeva leggere perfettamente.

Le tre versioni de Il Bacio

Hayez non dipinse una sola versione. Il successo del quadro fu tale da spingerlo a realizzarne altre due, con piccole variazioni significative:

La prima versione (1859), quella di Brera, è la più famosa. I colori rimandano al tricolore francese e italiano nelle tinte già descritte. Dopo la morte del committente, fu donata alla Pinacoteca nel 1886-1887.

La seconda versione (1861) fu realizzata per la famiglia Mylius. In questo caso la ragazza indossa un abito bianco, in omaggio alla proclamazione del Regno d’Italia avvenuta quell’anno. Oggi è in una collezione privata.

La terza versione (1867) è quella a cui Hayez era probabilmente più legato: rimase di sua proprietà fino alla morte. Si distingue per l’aggiunta di un velo bianco sulle scale, che accentua ancora di più le connotazioni patriottiche. Gli eredi la vendettero alla granduchessa Elena Romanova, nipote dello zar Alessandro III di Russia. Dopo essere stata battuta all’asta nel 2016, oggi si trova in una collezione privata.

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Il Bacio entra nella cultura popolare

La storia di questo quadro non si ferma all’Ottocento. Negli anni ’20 del Novecento, la Perugina scelse un’immagine ispirata al Bacio di Hayez per la pubblicità dei suoi celebri cioccolatini, i Baci, nati nel 1922. Il cartellonista Federico Seneca prese la coppia di innamorati e la trasferì in uno spazio aperto, togliendo la malinconia dell’addio per lasciare solo la tenerezza dell’abbraccio — perfetto per una campagna pubblicitaria.

Nel 1954, Luchino Visconti omaggiò il quadro nel suo film Senso, in cui la scena madre (il bacio tra la contessa Livia Serpieri e il tenente austriaco Franz Mahler) riprende esplicitamente la composizione di Hayez. E si dice addirittura che il celeberrimo Bacio di Gustav Klimt si sia ispirato proprio all’opera milanese.

Dove vedere Il Bacio di Hayez a Milano

Corridoi della Pinacoteca di Brera

La risposta è semplice: alla Pinacoteca di Brera, in via Brera 28, nella sala XXXVIII. È uno dei musei più importanti d’Italia, con una collezione che comprende capolavori come la Pietà di Bellini, il Cristo morto di Mantegna e Le nozze di Cana di Veronese. Il Bacio di Hayez si trova lì, in quella stanza, e vale da solo il viaggio.

Il museo si trova nel cuore del quartiere di Brera, uno dei più affascinanti di Milano: librerie antiquarie, gallerie d’arte, mercatini, caffè storici. Un intero pomeriggio, tra pinacoteca e passeggiate nei vicoli, è il modo migliore per capire perché Milano non è solo moda e finanza.

Una curiosità finale: accanto al Bacio di Hayez, nella stessa sala, si trova Triste presentimento di Gerolamo Induno (1862), che rappresenta una ragazza che guarda una riproduzione del Bacio appesa alla parete, mentre aspetta il suo uomo partito con i Mille di Garibaldi. Due opere che si parlano, distanti pochi metri, unite da un filo invisibile di storia e sentimento. Brera sa fare queste cose.

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Il Bacio di Hayez – FAQ

Cos’è Il Bacio di Hayez?
È un dipinto romantico del 1859 realizzato da Francesco Hayez, considerato il manifesto del Romanticismo italiano.

Dove si trova Il Bacio di Hayez?
Il quadro è conservato alla Pinacoteca di Brera, nella sala XXXVIII.

Qual è il significato del Bacio di Hayez?
Oltre a rappresentare un bacio romantico, il dipinto ha un significato politico legato al Risorgimento e all’alleanza tra Italia e Francia.

Chi era Francesco Hayez?
Francesco Hayez è stato uno dei principali artisti del Romanticismo italiano, attivo a Milano nell’Ottocento.

Perché Il Bacio è un simbolo del Risorgimento?
I colori degli abiti richiamano le bandiere di Italia e Francia, mentre la scena rappresenta un addio tra patrioti prima della lotta per l’unità.

Quante versioni del Bacio esistono?
Esistono tre versioni dipinte da Hayez: quella del 1859 a Brera, una del 1861 e una del 1867, entrambe in collezioni private.

Chi ha commissionato Il Bacio?
Il dipinto fu commissionato dal conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto.

Cosa rappresenta la figura nell’ombra nel quadro?
Potrebbe essere una spia o un complice, elemento che rafforza l’idea di un incontro segreto e politico.

Il Bacio di Hayez ha influenzato la cultura popolare?
Sì, ha ispirato pubblicità come quella dei Baci Perugina e scene cinematografiche, diventando un’icona visiva internazionale.

Quanto tempo serve per visitare la Pinacoteca di Brera?
In media servono 1,5–2 ore per visitare il museo e ammirare le principali opere, incluso Il Bacio.

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