L’Arco della Pace è un arco trionfale neoclassico situato in Piazza Sempione. Progettato dall’architetto Luigi Cagnola, fu iniziato nel 1807 per volere di Napoleone Bonaparte (che lo volle come “Arco della Vittoria”), sospeso nel 1814 con la caduta di Napoleone, ripreso nel 1826 dagli Austriaci e inaugurato il 10 settembre 1838 dall’imperatore Ferdinando I d’Austria come simbolo della pace post-Congressuale. Il monumento è alto 25 metri e largo 24, con tre fornici e quattro colonne corinzie. Sulla sommità si trova la Sestiga della Pace in bronzo con quattro Vittorie a cavallo. L’Arco della Pace è visitabile gratuitamente dall’esterno, 24 ore su 24. Si raggiunge con la metro M5 fermata Domodossola FN, con i tram 1 e 10 (fermata Arco della Pace / Largo Domodossola), oppure a piedi attraverso Parco Sempione dalla fermata M1 Cairoli o M2 Lanza.
Se cammini lungo Corso Sempione e arrivi in fondo, ti trovi davanti una cosa che non ti aspetti: un arco trionfale imponente, in marmo bianco, alto quanto un palazzo di otto piani, che ti guarda dritto negli occhi come se stesse aspettando il tuo arrivo. È l’Arco della Pace, e in pochi sanno quanto questa storia sia complicata, contraddittoria, e per questo ancora più affascinante. Perché questo arco non fu mai finito da chi lo iniziò. Cambiò nome, cambiò dedica, e persino i cavalli in cima vennero girati. È un monumento che racconta, meglio di qualsiasi libro, la turbolenta storia dell’Europa del XIX secolo.
La storia dell’Arco della Pace: da arco del trionfo ad arco della pace

Tutto inizia con un matrimonio. La storia dell’Arco della Pace ha un inizio inaspettato: un matrimonio. Nel 1806, per celebrare le nozze tra Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia e figlio adottivo di Napoleone, e Augusta di Baviera, fu innalzato in Corso Venezia un arco effimero in legno, gesso e tela. Una struttura temporanea, ma così bella e apprezzata dai milanesi (e dai turisti) che il Comune decise: vogliamo uno uguale, ma permanente e in marmo.
Napoleone sposò subito l’idea. Vedeva nell’arco l’ingresso trionfale a Milano per chi veniva dalla Francia lungo la Strada del Sempione, la grande via che collegava Parigi a Milano attraverso il valico delle Alpi. E così, il 14 ottobre 1807, fu posta la prima pietra.
I lavori procedono, ma nel 1814 Napoleone abdica. L’Impero crolla, il Regno d’Italia napoleonico si dissolve. L’arco, arrivato a circa due terzi, rimane lì incompiuto.
Per dodici anni Milano vive sotto il dominio austriaco, e l’arco incompiuto è lì a ricordare un potere che non c’è più. Poi, nel 1826, gli Austriaci decidono di riprenderlo, ma con un significato completamente diverso. Non più un arco del trionfo napoleonico, ma un monumento alla pace tra le nazioni europee sancita dal Congresso di Vienna del 1815. Il nome cambia: non più Arco della Vittoria, ma Arco della Pace.
Il 10 settembre 1838, l’appena incoronato imperatore Ferdinando I d’Austria presiede l’inaugurazione. L’arco è finalmente completo, ma lo ha finito l’avversario di chi lo aveva iniziato. Un paradosso scolpito nel marmo.
Milano come Roma? Scopri l’antica Mediolanum come un archeologo!
L’entrata trionfale del 1859: il significato definitivo

E poi arriva il capitolo finale. L’8 giugno 1859, quattro giorni dopo la vittoria di Magenta che scaccia gli Austriaci dalla Lombardia, Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrano in Milano attraverso l’Arco della Pace tra l’acclamazione della folla. Un arco iniziato da un Napoleone, finito dagli Austriaci, e attraversato trionfalmente dal Risorgimento italiano.
Le iscrizioni sull’attico vengono cambiate: le dediche agli Asburgo spariscono, e al loro posto compaiono le parole dell’Unità d’Italia. Da quel momento, l’Arco della Pace è il simbolo dell’indipendenza milanese.
Cosa vedere all’Arco della Pace: i dettagli che pochi notano
La Sestiga della Pace

In cima all’arco, un gruppo bronzeo domina la scena: la Sestiga della Pace, un carro trainato da sei cavalli con quattro Vittorie a cavallo ai lati. È un’opera colossale, fusa nella Fonderia Napoleonica Eugenia (poi Manfredini) appositamente creata per questo lavoro. Il trasporto del gruppo scultoreo dall’officina all’Arco, nel 1837, durò 46 ore per percorrere circa 3 chilometri, tanto era pesante il bronzo.
I fiumi lombardi nei bassorilievi
Sui piloni laterali, quattro figure rappresentano i principali fiumi del Nord Italia: il Po, il Ticino, l’Adda e il Tagliamento. Un’iconografia che collega il monumento al territorio, ricordando che questo arco era pensato come porta d’ingresso a tutta la Lombardia.
I nomi dei caduti
Sopra e ai lati delle colonne sono incisi i nomi dei caduti delle due guerre mondiali. Un dettaglio che si nota solo avvicinandosi, e che cambia la lettura del monumento: da simbolo di trionfo napoleonico a memoriale della guerra del XX secolo.
Scoprire la città passeggiando sotto l’Arco? Sì, con ScopriMI!
Le leggende dell’Arco della Pace
I cavalli girati per dispetto: La leggenda più famosa racconta che gli Austriaci, una volta completato l’arco, abbiano fatto girare di 180° i cavalli della Sestiga, così che volgessero il fondoschiena alla Francia. Un gesto simbolico di sfida al nemico storico. In realtà, la questione è più complicata: i cavalli guardano verso Parigi “di lato” e il gruppo fu montato quando l’arco era quasi ultimato, comunque non con una deliberata inversione anti-francese. Ma la leggenda è bella, e a Milano si tramanda ancora.
I cannoni di Napoleone: Si dice che i cavalli della Sestiga siano stati fusi con il bronzo dei cannoni sottratti agli Austriaci dopo la vittoria di Napoleone a Wagram. Quando l’esercito imperiale tornò padrone di Milano, gli scultori nascosero le matrici per evitare che venissero rifuse. Così l’Arco custodisce ancora, letteralmente, un pezzo di artiglieria francese.
Ferrari e i 280 km/h: Negli anni ’50, Enzo Ferrari avrebbe fatto testare un prototipo di monoposto lungo il rettilineo che collega il Castello all’Arco. La velocità raggiunta — oltre 280 km/h — spaventò i residenti e l’esperimento fu vietato dalla questura. Aneddoto non verificabile, ma godibilissimo.
Cosa fare all’Arco della Pace: aperitivo, Parco Sempione e dintorni

L’Arco della Pace non è solo un monumento da fotografare: è un punto di incontro e di partenza per uno dei quartieri più belli di Milano.
L’aperitivo: Dal tardo pomeriggio in poi, i locali intorno a Piazza Sempione e lungo le prime traverse di Corso Sempione si animano. L’Arco fa da sfondo dorato all’happy hour — e quell’immagine del monumento illuminato mentre sorseggi un Negroni è una di quelle che rimangono impresse.
Parco Sempione: Dall’Arco parte il lungo viale alberato che attraversa il parco fino al Castello Sforzesco. Lungo il cammino: il Ponte delle Sirenette, la Torre Branca di Gio Ponti (vista panoramica a 108 metri), l’Arena Civica Gianni Brera, l’Acquario Civico.
Castello Sforzesco: All’altra estremità del parco, uno dei castelli più grandi e meglio conservati d’Europa, con i Musei Civici che custodiscono l’ultima opera di Michelangelo.
Il Castello Sforzesco nasconde uno dei panorami più suggestivi su Milano: non perdertelo!
Dove si trova l’Arco della Pace e come arrivare in metro
L’Arco della Pace si trova in Piazza Sempione, all’imbocco di Corso Sempione, sul lato opposto al Castello Sforzesco rispetto a Parco Sempione. Geograficamente, è il confine nord-ovest tra la città storica e il quartiere Sempione.
Come arrivare in metro:
- M5 (lilla): fermata Domodossola FN → uscita su Piazza Domodossola, poi pochi minuti a piedi verso Piazza Sempione
- M1 (rossa): fermata Cairoli → attraversare il Castello Sforzesco e Parco Sempione a piedi (~20 minuti di passeggiata)
- M2 (verde): fermata Lanza → 15 minuti a piedi attraverso Parco Sempione
Con il tram: linee 1 e 10 fermano in Piazza Sempione / Largo Domodossola, a un minuto a piedi dall’Arco.
A piedi dal Duomo: circa 30–35 minuti lungo via Dante e poi Parco Sempione. Un percorso bellissimo nella bella stagione.
L’Arco è un monumento all’aperto, visitabile gratuitamente 24 ore su 24, senza biglietti né orari. Il momento migliore per vederlo? Al tramonto, quando la luce lo illumina da ovest e la Piazza Sempione si scalda di arancione.
Perché non dovresti visitare Milano senza una guida Ad Artem
C’è una cosa che la maggior parte dei turisti non sa: Milano non si capisce da soli. Sotto ogni palazzo, chiesa o monumento si nasconde una storia che non trovi su Wikipedia. Dentro ogni mostra c’è un livello di lettura che, senza la guida giusta, rischi di perdere del tutto.
Ad Artem è la risposta. Da oltre 30 anni siamo il punto di riferimento in città per chi vuole trasformare una visita culturale in un’esperienza che rimane. Prenotare una visita guidata con Ad Artem non significa seguire una bandierina in mezzo alla folla. Significa avere qualcuno che sa dove guardare e come fare in modo che quella mattina o quel pomeriggio non lo si dimentichi domani.
Milano ti aspetta. Ad Artem ti spiega perché vale davvero la pena.
FAQ – Arco della Pace
Dove si trova l’Arco della Pace?
Si trova in Piazza Sempione, all’ingresso di Parco Sempione, a Milano.
Chi ha costruito l’Arco della Pace?
Fu progettato da Luigi Cagnola nel 1807 su volere di Napoleone Bonaparte.
Perché si chiama Arco della Pace?
Il nome fu dato dagli Austriaci nel 1838 per celebrare la pace dopo il Congresso di Vienna.
Quanto è alto l’Arco della Pace?
Il monumento è alto circa 25 metri e largo 24.
Si può visitare l’Arco della Pace?
Sì, è visitabile gratuitamente dall’esterno, 24 ore su 24.
Cosa rappresentano le statue sopra l’Arco?
La Sestiga della Pace raffigura un carro trainato da sei cavalli, simbolo di trionfo e armonia.
Qual è il significato storico dell’Arco della Pace?
Rappresenta le trasformazioni politiche dell’Europa tra epoca napoleonica, dominio austriaco e Risorgimento.
Cosa vedere vicino all’Arco della Pace?
Parco Sempione, Castello Sforzesco, Arena Civica e Triennale di Milano.




