Ci sono artisti che raccontano il loro tempo. E poi ce ne sono altri che lo scavano, come si scava un terreno instabile, riportando alla luce strati di storia, mito e ferite collettive. Anselm Kiefer appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Nato due settimane prima della fine della Seconda guerra mondiale, Kiefer ha costruito un’opera monumentale e complessa che attraversa i grandi traumi del Novecento e li proietta in una dimensione sospesa, fuori dal tempo.
Oggi Milano è uno dei luoghi privilegiati per entrare in contatto con il lavoro di Kiefer: dalla mostra “Le Alchimiste” a Palazzo Reale fino all’installazione permanente dei Sette Palazzi Celesti all’Hangar Bicocca. Un dialogo profondo tra città, memoria e arte contemporanea, che rende il capoluogo lombardo una tappa fondamentale per conoscere l’artista.
Anselm Kiefer e la storia: nascere tra le rovine
Anselm Kiefer nasce nel 1945 a Donaueschingen, in una Germania fisicamente e moralmente devastata. Questa condizione originaria segna in modo indelebile tutta la sua ricerca artistica. Fin dagli esordi, Kiefer si confronta con i temi più dolorosi e rimossi della storia tedesca: il nazismo, la colpa collettiva, la rimozione, il silenzio.
Nei suoi lavori, la storia non viene mai illustrata né giudicata apertamente. L’artista non offre soluzioni morali, ma cerca quella che lui stesso definisce una verità poetica. Eventi storici, miti germanici, riferimenti biblici e letterari convivono sulla superficie dell’opera come frammenti di una memoria instabile, fatta di accumuli e cancellazioni.
Questa tensione tra ciò che è stato e ciò che resta percorre tutta la sua produzione. Kiefer non cerca di ricostruire il passato, ma di mostrarne le rovine, lasciando che parlino da sole.
Un percorso artistico controcorrente
Figlio di Albert e Cilly Kiefer, dopo il liceo Anselm si iscrive a Legge, ma nel 1966 abbandona gli studi per dedicarsi alla pittura. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Friburgo, nello studio di Peter Dreher, e successivamente si trasferisce a Karlsruhe, dove diventa allievo di Horst Antes, suo primo vero maestro.
Sono gli anni delle Besetzungen (“occupazioni”), azioni artistiche che lo rendono immediatamente controverso: Kiefer si fa fotografare mentre compie il saluto nazista davanti a luoghi simbolici della Germania Est e Ovest. Un gesto provocatorio, che gli attira accuse di neo-nazismo e lo accompagna a lungo, creando non pochi problemi espositivi ed economici.
Eppure, come sottolineano altri critici, Kiefer “mette il dito nella piaga”, costringendo la Germania a confrontarsi con il proprio incubo. Nel 1973 apre uno studio a Ornbach e avvia la serie Deutschlands Geisteshelden (“Eroi spirituali della Germania”), confermando il suo interesse per la storia scomoda, quella che non si può raccontare senza attrito.
Negli anni successivi, mentre in patria resta una figura divisiva, Kiefer inizia a esporre sempre più all’estero, dove la sua arte viene apprezzata per la potenza tecnica e la profondità concettuale.
Le opere di Anselm Kiefer: materia, alchimia e trasformazione
Uno degli aspetti più riconoscibili delle opere di Anselm Kiefer è l’uso della materia. Piombo, cenere, terra, paglia, cemento, libri bruciati, semi, fiori essiccati: ogni elemento porta con sé una storia e un destino. Le opere non sono mai statiche. Al contrario, espongono il decadimento dei materiali, accettandolo come parte del processo artistico.

Non a caso, l’alchimia è una presenza costante nel suo lavoro. Non come pratica esoterica, ma come metafora della conoscenza e della trasformazione. L’opera d’arte, per Kiefer, è un organismo vivo, mai davvero concluso. L’artista stesso afferma di non avere una “tecnica”, ma di cercare la massima precisione, come un poeta che sceglie le parole per creare qualcosa che non esisteva prima.
Nei suoi quadri compaiono raramente figure umane. Kiefer preferisce dipingere luoghi: campi devastati, architetture monumentali, interni abbandonati. Gli esseri umani sembrano essere scomparsi, fagocitati dal vortice oscuro della storia che hanno contribuito a creare.
Anselm Kiefer a Milano: “Le Alchimiste” a Palazzo Reale
Nel 2026, Milano accoglie Anselm Kiefer con la grande mostra “Le Alchimiste” a Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi. Un intervento site specific che mette al centro figure femminili legate alla tradizione alchemica, riportando alla luce saperi e identità a lungo dimenticati.
La scelta della sala non è casuale: mutilata dai bombardamenti del 1943, la Sala delle Cariatidi conserva le ferite della guerra come parte integrante della sua identità. Qui, le opere di Kiefer dialogano con uno spazio che è già di per sé memoria, rovina e sopravvivenza.
I Sette Palazzi Celesti: Anselm Kiefer all’Hangar Bicocca

Se Palazzo Reale ospita una mostra temporanea, è all’Hangar Bicocca che Milano custodisce uno dei capolavori assoluti di Anselm Kiefer: I Sette Palazzi Celesti. Concepita per l’apertura dello spazio nel 2004, su progetto di Lia Rumma, l’installazione è permanente e site specific.
L’opera prende il nome dai palazzi descritti nel Sefer Hechalot, antico testo ebraico del V-VI secolo che racconta il cammino iniziatico verso il divino. Le sette torri, alte tra i 13 e i 19 metri e pesanti circa 90 tonnellate ciascuna, sono costruite in cemento armato utilizzando moduli di container industriali.
All’interno, Kiefer inserisce libri e cunei in piombo, che comprimendosi sotto il peso garantiscono la stabilità delle strutture. Il piombo, materiale ricorrente nel suo lavoro, ha qui un valore non solo funzionale ma simbolico: è la materia della malinconia, del peso della storia.
Dal 2015, cinque grandi tele realizzate tra il 2009 e il 2013 ampliano l’installazione, trasformandola in I Sette Palazzi Celesti 2004–2015. Le opere pittoriche dialogano con le torri, affrontando temi come l’astrologia, l’alchimia, la filosofia occidentale, il rapporto tra uomo e natura.
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